...And Justice For All

Dibattito sulla vita sociale, sui problemi politici e sui microchip nei vaccini

Ergastolo: favorevoli o contrari?

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Nickognito
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Messaggioda Nickognito » mer ott 10, 2007 3:16 pm

be, io non lo manderei in galera proprio. Però lo manderei in realtà per un po' di tempo per impedire che qualcuno lo imiti, come deterrente.

Ma ci manderei per quel po' anche chi tenta di uccidere la madre ma viene fermato dai carabinieri prima che ci riesca.

c.

Albornoz
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Messaggioda Albornoz » mer ott 10, 2007 3:35 pm

klaus ha scritto:A me sfugge una cosa.
Si sanziona il fatto di per se tenendo conto delle conseguenze che era potenzialmente in grado di generare


Beh, a parte che a me sta sfuggendo proprio la nozione di Stato di diritto e mi sento immerso un po' nel western e un po' nel catechismo, visto che i criteri d'incriminazione sembrano esaurirsi in "vendetta ed espiazione", ma è innegabile si tratti di elementi ineliminabili.
I delitti colposi di pericolo esistono, non li ha inventati Nickognito.
Fino ad un anno per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, per esempio.

Per cui il problema è capire perchè solo alcune situazioni di pericolo per l'incolumità sociale sono presidiate mediante incriminazioni a titolo di colpa, e i criteri per la definizione della cornice edittale della pena.

Si potrebbe anche sanzionare penalmente (oltre che con sanzione amministrativa afflittiva e preventiva, in senso generale e speciale) la mancata precedenza all'incrocio.
Ma con fattispecie di pericolo astratto, o di pericolo concreto?
In ogni ipotesi è il caso a decidere, no? All'incrocio non passava nessuno, quindi mero pericolo astratto, o per caso passava qualcuno che ha schivato per miracolo, pericolo concreto.

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Messaggioda klaus » mer ott 10, 2007 3:41 pm

klaus ha scritto:Si dovrebbe quindi arguire che un bravo ragazzo incensurato, buon lavoratore, mai violento ma morbosamente attaccato alla madre che uccida la madre e l'amante per gelosia non vada nemmeno incercerato dato che è probabilissimo che non delinquerà di nuovo e socialmente è irreprensibile.

Nickognito ha scritto:be, io non lo manderei in galera proprio..


è qui che ti volevo.
Nessun valore alla vita umana.
Nessun valore alla sofferenza.
Se si è ragionevomente convinti che uno non costituisca un pericolo l'omicidio, la menomazione la violenza su un'altro non contano un c@zzo.

PS quello che tenta lo mandi in galera perforza erchè potrebbe reiterare ..quindi meglio riuscire :lol:
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Messaggioda klaus » mer ott 10, 2007 3:45 pm

Albornoz ha scritto:
klaus ha scritto:A me sfugge una cosa.
Si sanziona il fatto di per se tenendo conto delle conseguenze che era potenzialmente in grado di generare


Beh, a parte che a me sta sfuggendo proprio la nozione di Stato di diritto e mi sento immerso un po' nel western e un po' nel catechismo, visto che i criteri d'incriminazione sembrano esaurirsi in "vendetta ed espiazione", ma è innegabile si tratti di elementi ineliminabili.
I delitti colposi di pericolo esistono, non li ha inventati Nickognito.
Fino ad un anno per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, per esempio..


no Albornoz, intendevo si equipara al fatto avvenuto.
Cioè stesse identiche pene per "per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro" anche se non è successo niente e per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro" con 3 morti.
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Messaggioda Nickognito » mer ott 10, 2007 4:01 pm

ma il problema non è se i morti non contano un càzzo o no. Abbiamo migliaia di morti ogni giorno, e tutti contano eccome, e non è colpa di nessuno se muoiono. Rare volte, nella morte di queste migliaia di persone, c'è un concorso di causa da parte di qualcuno e della sua negligenza. Questo concorso di causa è da punire più o meno a seconda se sia piu' o meno grande. Se non è abbastanza grande, non lo punisco. Mica per questo mi dispiace meno per il morto. Se arriva una ventata improvvisa e violentissima che fa sbandare la mia macchina investendo un pedone, non è colpa di nessuno, succede. Dispiace per il morto ma succede. Se stavo andando a 60 all'ora in cd, merito una multa, ma non è così pericoloso e decisivo nell'incidente, per cui, dispiace per il morto, ma non vado in prigione. Se vado a 150 all'ora in città, le strade possono anche essere deserte e non succede nulla, ma mi devono sbattere in prigione. Io la vedo così, tu no, ma il mio mi sembra un modo di ragionare perfettamente razionale.

Se lascio il gas acceso e mi scoppia la casa, non è che sono piu' imprudente che se lo lascio acceso e non mi scoppia.

c.

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Messaggioda Albornoz » mer ott 10, 2007 4:16 pm

klaus ha scritto:no Albornoz, intendevo si equipara al fatto avvenuto.
Cioè stesse identiche pene per "per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro" anche se non è successo niente e per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro" con 3 morti


Mi sembrerebbe una strumentalizzazione del cittadino sovrano per ragioni di sicurezza sociale.
Può capitare a tutti di essere inavveduti, la compressione del supremo bene della libertà personale è un'extrema ratio che tendenzialmente reagisce ai fatti e ai pericoli volontariamente causati.
Già i reati di pericolo presunto (o astratto) dolosi creano problemi con il principio di offensività, che è fondamentale nello Stato di diritto.
Nullum crimen sine iniuria

Altra annotazione: nella rimozione di cautele contro gli infortuni sul lavoro (dolosa o colposa, entrambe le fattispecie) il pericolo è astratto e quindi si concreta con la stessa realizzazione del fatto tipico.
Non ho ancora compreso se si vorrebbe l'equiparazione della pena rispetto a questo tipo di fattispecie, costituzionalmente quanto meno non ineccepibile, o ad una fattispecie di pericolo concreto (rimuovo colposamente segnali e qualcuno perciò concretamente rischia).

Quindi vorremmo estendere queste scelte incriminatrici di costituzionalità non ineccepibile (ad essere generosi) a presidio del bene della vita o dell'incolumità personale tout court, e per di più con salto ontologico della quantità della sanzione.

Mi sembra che l'art. 27 Cost. e la funzione rieducativa della pena spieghino già abbastanza, senza ricorrere alla vendetta ed all'espiazione.

Pensiamo poi ai problemi in tema di frammentarietà (guarda come è costruita la fattispecie di omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro), tipicità..
Per esempio, la dottrina nazista insisteva per il "tipo d'autore", cioè punire più il ladro in quanto tale che la sua azione specifica, il furto.
Qui sviluppando un po' queste teorie si può pensare anche alla configurazone di un "tipo d'imbranato":)

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Messaggioda paoolino » mer ott 10, 2007 5:34 pm

Se ho ben capito, per Nickognito, un comportamento fuori-legge, andrebbe sanzionato sempre nello stesso modo, a prescindere dagli effetti di tale comportamento.
Uno che passa col rosso e investe qualcuno, deve essere punito esattamente come chi passa col rosso e causa un incidente senza feriti o come chi passa col rosso e non centra nessuno.

Però - partendo dal presupposto che in un mondo idilliaco un comportamento fuori-legge andrebbe sempre e comunque sanzionato - quello che mi trova poco concorde con Nickognito è che gli effetti di un comportamento fuori-legge non vengano in alcun modo presi in considerazione, ma qualunque reato venga commesso, al reo deve essere assegnato il massimo della pena.
Con questo principio, credo che al 99% dei reati corrisponderebbe l'ergastolo.
Sarà pure un principio razionale, ma trovo più razionale la proporzionalità tra la pena comminata e gli effetti di un comportamento illegale.

Ad esempio,

Passo col rosso senza causare alcun incidente: pago una multa salatissima, e magari mi levano pure la patente

Passo col rosso e causo un incidente con danni a cose o persone: pago una multa salatissima, mi levano pure la patente, e pago un risarcimento economico a chi ha subito i danni

Passo col rosso e uccido qualcuno: pago una multa salatissima, mi levano pure la patente, pago un risarcimento economico a chi ha subito i danni, e vado in prigione

mi sembra più logico di:

Passo col rosso senza causare alcun incidente: prigione

Passo col rosso e causo un incidente con danni a cose o persone: prigione

Passo col rosso e uccido qualcuno: prigione


Poi, che il più delle volte che qualcuno passa col rosso senza causare incidenti non venga fermato e di conseguenza punito, è un altro problema ed ha che fare con i pochi controlli.
"C’è gente che magari sa scrivere, scrive e pubblica sui forum quello che scrive, ma non sa assolutamente leggere..."
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Messaggioda Nickognito » mer ott 10, 2007 5:51 pm

ma non ho mai detto che darei a tutti il massimo della pena. Aumenterei la pena ai fortunati e diminuirei la pena agli sfigati di turno, che oggi pagano per tutti.

Alla base delle leggi che voi sostenete, c'è per me una dicotomia molto popolare ma molto falsa: quella tra criminali e persone per bene. Per fortuna i legislatori per molti aspetti hanno attutito questa distinzione istintiva e popolare, ma non in questo caso.

A livello sentimentale popolare, abbiamo

- uno investe un bambino passando col rosso: criminale!
- uno passa col rosso, non investe nessuno: normale, magari pure figo!

- uno va a 180 in autostrada e c'è una coda , non si puo' fermare e crea un tamponamento: criminale!
- uno va a 180 e non ci sono code dietro la curva: gran guidatore!

La legge, per fortuna, non dice che il secondo è un figo e gran guidatore, ma gli dà comunque una pena più leggera (o volendo all'altro ne dà una più pesante)

Se rifiutiamo questa dicotomia, e ci rendiamo conto che siamo tutti in qualche modo onesti (si parla di reati colposi) ma anche in qualche modo più o meno negligenti, il discorso cambia. Allora ci sentiamo coinvolti in prima persona sempre, sappiamo che le nostre negligenze hanno conseguenze negative, e che dobbiamo quindi non far finta di nulla e sperare, e se succede qualcosa siamo finiti, ma star sempre attenti e pagare un po' per ogni errore, e se succede qualcosa, be, non è tutta colpa nostra e saremo anche in parte scusati.

Se partiamo da quest'idea, siamo in grado meglio di decidere le pene: è troppo facile decidere le pene per gli altri, e depenalizzare noi stessi. E' quello che succede se si fa come dite voi. Non puniamo chi non causa danni (cioè tutti noi, per quanto guidiamo con imprudenza!) e puniamo moltissimo chi causa danni (e non siamo noi, finché non ci succede, e non pensiamo che possa succedere anche a noi, e quando ci pensiamo è troppo tardi). Se invece entriamo nell'ottica che ogni nostra azione che crea pericolo per altri viene subito punita al di là delle conseguenze, cambiamo atteggiamento. E capiamo anche meglio che punizione darci, perché sappiamo che la punizione potrà riguardare noi stessi davvero, da un momento all'altro. E allora non ci daremo pene esagerate (perché potrebbero toccare a noi) ma ce le daremo però (perché noi potremmo essere le vittime).

In questo mondo, realistico, ci sentiremo tutti sia un po' innocenti che un po' colpevoli, e faremo delle leggi giuste. Ovviamente, puniremo di più chi guida dopo 30 vodke che dopo una bottiglia di vino, però daremo pene piu' sensate.

c.

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Messaggioda rob » mer ott 10, 2007 6:37 pm

klaus ha scritto:
Albornoz ha scritto:
klaus ha scritto:A me sfugge una cosa.
Si sanziona il fatto di per se tenendo conto delle conseguenze che era potenzialmente in grado di generare


Beh, a parte che a me sta sfuggendo proprio la nozione di Stato di diritto e mi sento immerso un po' nel western e un po' nel catechismo, visto che i criteri d'incriminazione sembrano esaurirsi in "vendetta ed espiazione", ma è innegabile si tratti di elementi ineliminabili.
I delitti colposi di pericolo esistono, non li ha inventati Nickognito.
Fino ad un anno per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, per esempio..


no Albornoz, intendevo si equipara al fatto avvenuto.
Cioè stesse identiche pene per "per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro" anche se non è successo niente e per omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro" con 3 morti.


Che diviene omicidio colposo plurimo.

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Messaggioda Albornoz » mer ott 10, 2007 7:11 pm

Cioè insomma tutto un topic sulla giustizia per tutti, che vuole estendere a tutti e a tutto il codice il problema di costituzionalità di alcune fattispecie.

Voglio dire che se buttate via la Costituzione facciamo senz'altro prima ad attuare la riforma di Nickognito.

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Messaggioda klaus » gio ott 11, 2007 9:16 am

Nickognito ha scritto:Alla base delle leggi che voi sostenete, c'è per me una dicotomia molto popolare ma molto falsa: quella tra criminali e persone per bene. .


Già che stronzata.
Magari non vale per Reina, ma se ti nomino che so Tanzi io dico che la rivaluti subito. :lol:
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Messaggioda Nickognito » gio ott 11, 2007 11:02 am

Ci sono gradi, ma è difficile giudicare. Certo Riina è Riina e non sono io. Ma poi c'è il picciotto ignorante disoccupato che accetta qualche collaborazione, c'è il negozio che non si rifiuta di pagare il pizzo, e lì non so già come mi porrei.

L'Italia è rovinata, prima che da qualunque altra cosa, dal lavoro nero e dall'evasione fiscale. Ovviamente si tratta di danni economici che ci fanno, mica ci stuprano, ma anche quelli sono danni gravi. Anche quelli sono dei criminali. Eppure sono gente comune. Ed è per quello che ci rifiutiamo di punirli come meritano, perché potrebbe toccare a noi. Se una banca ci rubasse i soldi come ce li ruba un normale evasore fiscale, vorremmo tutti i dirigenti della banca in galera, pronti al linciaggio. Se invece mio zio descrive le sue vacanze come viaggi di lavoro e li detrae dalle tasse non pensiamo che sia un criminale.

Perché ragioniamo con dicotomie un po' sbagliate., secondo me.

Ma non ne faccio un discorso morale. Dico che con quest'atteggiamento, gli evasori fiscali ci rubano molti più soldi dei ladri. E molti automobilisti incoscienti girano per le nostre strade. Io ne farei volentieri a meno. Certo, anche dei Riina. Ma anche di queste situazioni.

c.

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Messaggioda klaus » gio ott 11, 2007 11:31 am

Nickognito ha scritto:L'Italia è rovinata, prima che da qualunque altra cosa, dal lavoro nero e dall'evasione fiscale. Ovviamente si tratta di danni economici che ci fanno, mica ci stuprano, ma anche quelli sono danni gravi. Anche quelli sono dei criminali. c.


L'evasione fiscale è già un illecito.
Andrebbe punita più duramente in proporzione dell' entità sono d'accordo.
Forse il fatto che si un danno economico diffuso fa propendere per una minore severità rispetto alla truffa che magari mette sul lastrico il singolo (vorrei vedere te di fronte ad un barista che non fà il 50% degli scontrini ed un truffatore che ti ha appena fregato tutti i risparmi di una vita :lol: )
comunque è un reato.
La violenza fisica è il reato più grave perchè colpisce i diritti fondamentali alla salute alla sicurezza e alla vita.

Nickognito ha scritto:Alla base delle leggi che voi sostenete, c'è per me una dicotomia molto popolare ma molto falsa: quella tra criminali e persone per bene. .Ci sono gradi, ma è difficile giudicare. .


E perchè.
Io non evado le tasse non rubo non picchio.
Sono passabilmente ligio al codice della strada.
Sono una persona per bene.

Io non so chi chi consoci e pensa davvero le cose che hai scritto sotto, ma per sono delle castronerie ed anche per il 90% della gente che conosco.

Nickognito ha scritto: uno investe un bambino passando col rosso: criminale!
- uno passa col rosso, non investe nessuno: normale, magari pure figo!

- uno va a 180 in autostrada e c'è una coda , non si puo' fermare e crea un tamponamento: criminale!
- uno va a 180 e non ci sono code dietro la curva: gran guidatore!
.


In realtà esistono vari tipi di illecito che colpiscono vari diritti da tutelare e mi sembra che ovviamente ci siano tante cose da cambiare ma che ci siano persone oneste e poi persone disoneste via via verso i criminali mi pare abbastanza innegabile.
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Messaggioda Nickognito » gio ott 11, 2007 11:37 am

via via, appunto

non siamo divisi in due... Io sono disonesto 0, 5 e non è come essere disonesto 10 o 100. Ma c'è gente per ogni percentile di disonestà diciamo, non criminali e gente per bene. 0 e 100. Almeno io la vedo così.

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Messaggioda Albornoz » gio ott 11, 2007 12:14 pm

www.corriere.it

L'incredibile sentenza di un tribunale di hannover, in germania

Violenta fidanzata: sconto di pena, è sardo
Sei anni a immigrato italiano, ma giudice concede «attenuanti etniche e culturali». Il difensore: «Sentenza razzista»


CAGLIARI - «È una sentenza razzista», ha commentato l'avvocato difensore del condannato. Ma questa volta la malagiustizia italiana non c'entra. La vicenda è avvenuta in Germania e ha come protagonista negativo un immigrato italiano di 29 anni che lavorava come cameriere in Germania. Costui ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l'ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi. Catturato e processato, è stato condannato a sei anni di carcere, ma un giudice del tribunale di Hannover gli ha concesso uno sconto di pena di almeno due anni riconoscendo «le attenuanti generiche e culturali», in pratica perché è sardo.

SARDO - La sentenza è di un anno fa, ma è stata resa nota solo in questi giorni in quanto il legale del giovane, l'avvocato Annamaria Busia, sta tentando di fargli scontare la pena in Italia. «Ho ottenuto una copia tradotta in italiano con il timbro del tribunale tedesco in vista dell'udienza per il trasferimento in Italia prevista il 23 ottobre alla corte d'appello a Cagliari», ha spiegato all'agenzia Agi. E nella sentenza si legge testuale: «Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. È un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante». Il fatto di essere nato in Sardegna, per il giudice tedesco, rende quindi meno grave la responsabilità del giovane che, convito che la fidanzata lituana lo tradisse, l'ha tenuta prigioniera per tre settimane sottoponendola anche a violenze sessuali di gruppo e arrivando a orinarle addosso.

«DA INORRIDIRE» - «Se le motivazioni dei giudici sono quelle riportate, c'è da inorridire», ha commentato il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Giacomo Spissu. «Non c'è alcuna cultura sarda di segregazione e violenza sulle donne e di gratuita perversione. Si tratta di un episodio di violenza e, come tale, da condannare».

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Messaggioda paoolino » gio ott 11, 2007 12:54 pm

Albornoz ha scritto:www.corriere.it

L'incredibile sentenza di un tribunale di hannover, in germania

Violenta fidanzata: sconto di pena, è sardo
Sei anni a immigrato italiano, ma giudice concede «attenuanti etniche e culturali». Il difensore: «Sentenza razzista»


CAGLIARI - «È una sentenza razzista», ha commentato l'avvocato difensore del condannato. Ma questa volta la malagiustizia italiana non c'entra. La vicenda è avvenuta in Germania e ha come protagonista negativo un immigrato italiano di 29 anni che lavorava come cameriere in Germania. Costui ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l'ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi. Catturato e processato, è stato condannato a sei anni di carcere, ma un giudice del tribunale di Hannover gli ha concesso uno sconto di pena di almeno due anni riconoscendo «le attenuanti generiche e culturali», in pratica perché è sardo.

SARDO - La sentenza è di un anno fa, ma è stata resa nota solo in questi giorni in quanto il legale del giovane, l'avvocato Annamaria Busia, sta tentando di fargli scontare la pena in Italia. «Ho ottenuto una copia tradotta in italiano con il timbro del tribunale tedesco in vista dell'udienza per il trasferimento in Italia prevista il 23 ottobre alla corte d'appello a Cagliari», ha spiegato all'agenzia Agi. E nella sentenza si legge testuale: «Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. È un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante». Il fatto di essere nato in Sardegna, per il giudice tedesco, rende quindi meno grave la responsabilità del giovane che, convito che la fidanzata lituana lo tradisse, l'ha tenuta prigioniera per tre settimane sottoponendola anche a violenze sessuali di gruppo e arrivando a orinarle addosso.

«DA INORRIDIRE» - «Se le motivazioni dei giudici sono quelle riportate, c'è da inorridire», ha commentato il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Giacomo Spissu. «Non c'è alcuna cultura sarda di segregazione e violenza sulle donne e di gratuita perversione. Si tratta di un episodio di violenza e, come tale, da condannare».


Non è la prima volta che capita una cosa del genere in Germania. Tempo fa postai la notizia che un giudice non ritenne un marito colpevole di percosse nei confronti della moglie perché i due coniugi erano islamici.
Ultima modifica di paoolino il gio ott 11, 2007 2:08 pm, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Albornoz » gio ott 11, 2007 1:21 pm

Ma in caso di passaggio col rosso (con o senza danni e/o feriti) si possono dare le attenuanti ad uno di Napoli?

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Messaggioda klaus » gio ott 11, 2007 1:40 pm

Albornoz ha scritto:Ma in caso di passaggio col rosso (con o senza danni e/o feriti) si possono dare le attenuanti ad uno di Napoli?


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Messaggioda rob » gio ott 11, 2007 1:53 pm

Albornoz ha scritto:www.corriere.it

L'incredibile sentenza di un tribunale di hannover, in germania

Violenta fidanzata: sconto di pena, è sardo
Sei anni a immigrato italiano, ma giudice concede «attenuanti etniche e culturali». Il difensore: «Sentenza razzista»


CAGLIARI - «È una sentenza razzista», ha commentato l'avvocato difensore del condannato. Ma questa volta la malagiustizia italiana non c'entra. La vicenda è avvenuta in Germania e ha come protagonista negativo un immigrato italiano di 29 anni che lavorava come cameriere in Germania. Costui ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l'ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi. Catturato e processato, è stato condannato a sei anni di carcere, ma un giudice del tribunale di Hannover gli ha concesso uno sconto di pena di almeno due anni riconoscendo «le attenuanti generiche e culturali», in pratica perché è sardo.

SARDO - La sentenza è di un anno fa, ma è stata resa nota solo in questi giorni in quanto il legale del giovane, l'avvocato Annamaria Busia, sta tentando di fargli scontare la pena in Italia. «Ho ottenuto una copia tradotta in italiano con il timbro del tribunale tedesco in vista dell'udienza per il trasferimento in Italia prevista il 23 ottobre alla corte d'appello a Cagliari», ha spiegato all'agenzia Agi. E nella sentenza si legge testuale: «Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. È un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante». Il fatto di essere nato in Sardegna, per il giudice tedesco, rende quindi meno grave la responsabilità del giovane che, convito che la fidanzata lituana lo tradisse, l'ha tenuta prigioniera per tre settimane sottoponendola anche a violenze sessuali di gruppo e arrivando a orinarle addosso.

«DA INORRIDIRE» - «Se le motivazioni dei giudici sono quelle riportate, c'è da inorridire», ha commentato il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Giacomo Spissu. «Non c'è alcuna cultura sarda di segregazione e violenza sulle donne e di gratuita perversione. Si tratta di un episodio di violenza e, come tale, da condannare».


Essendo di origine sarda ed essendo conoscitore di quella cultura e di quell'ambiente, trovo profondamente ingiuriosa la motivazione della sentenza emessa da un collegio di magistrati indegno di far parte di quella categoria professionale.

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Messaggioda Albornoz » lun ott 15, 2007 8:11 pm

www.repubblica.it

La giustizia italiana aveva chiesto la consegna del mafioso Rosario Gambino

ma per un magistrato americano il nostro sistema carcerario viola la convenzione Onu

Giudice Usa nega estradizione a boss
"In Italia il 41 bis è come la tortura"
La norma contestata è quella che limita i colloqui e l'ora d'aria dei detenuti più pericolosi


LOS ANGELES - Un giudice di Los Angeles ha negato all'Italia l'estradizione di un membro della famiglia mafiosa dei Gambino, sostenendo che il regime di detenzione fissato dall'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario a cui sarebbe con ogni probabilità destinato equivale a una forma di tortura e viola la convenzione dell'Onu in materia.

A riferire la notizia è il quotidiano Los Angeles Times, ricostruendo la vicenda legale di Rosario Gambino, ritenuto un esponente di spicco dell'omonimo clan di Cosa Nostra newyorchese e inseguito da un mandato di cattura italiano della giustizia italiana. Gambino ha scontato 22 anni di reclusione per traffico di droga e si trova attualmente in un centro di detenzione per immigrati a San Pedro, in California, dove è stato trasferito in seguito alla richiesta di estradizione italiana.

Il giudice federale D. D. Sitgraves ha però bloccato l'estradizione, accogliendo il ricorso del difensore di Gambino, Joseph Sandoval, secondo il quale si tratta di "una questione umanitaria", perché se il presunto mafioso venisse sottoposto al regime carcerario stabilito dall'articolo 41bis italiano "sarebbe in condizioni che ne minaccerebbero la vita".

In una sentenza che risale all'11 settembre scorso, ma di cui si scopre solo ora l'esistenza, il giudice Sitgraves ha affermato che il sistema penitenziario italiano per i boss mafiosi ha caratteristiche "che costituiscono una forma di tortura" e violano la convenzione delle Nazioni Unite in materia.

L'articolo contestato dalla giustizia americana prevede per i detenuti giudicati particolarmente pericolosi restrizioni nel numero e nella modalità di svolgimento dei colloqui, la limitazione della permanenza all'aperto (la cosiddetta "ora d'aria"), la censura della corrispondenza e altre limitazioni ancora. Misure che anche alcuni giuristi italiani hanno più volte accusato di essere disumane e incostituzionali. Il 41 bis è sicuramente molto temuto dai boss mafiosi se è vero, come hanno raccontato diversi pentiti, che la strategia stragista adottata da Cosa nostra agli inizi degli anni '90 puntava proprio ad ottenere da parte dello Stato un ammorbidimento della norma in questione.

L'agenzia federale statunitense per l'immigrazione ha presentato appello contro la decisione del giudice Sitgraves e Rosario Gambino resterà detenuto in attesa della revisione del caso


Beh, di sicuro il 41bis è molto più duro di Guantanamo, che a sua volta dopo il primo anno è divenuto meno duro del regime carcerario ordinario italiano.
Menù personalizzati, palestra, sport, bibilioteca, etc.
La vera questione è che a Guatanamo ci si entra senza processo, e non si sa bene quando si esce.
Beh, un po' anche in Italia..

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Messaggioda klaus » mar ott 30, 2007 5:25 pm

La Forleo minacciata ha fatto molto parlare di se...
il tempo gli ha scavato un pò nell armadio:

Ha fatto liberare per un cavillo di competenza territoriale l’Imam di Cremona, ritenuto terrorista di un certo rilievo.

Ha liberato due albanesi accusati di utilizzare minori per compiere piccoli furti e chiedere l’elemosina, sostenendo che « i ragazzi erano piccoli sì, ma consenzienti.

Ha assolto due rumeni dall’accusa di violenza sessuale a Milano. Pistola in pugno avevano sorpreso due fidanzati a scambiarsi effusioni all’Idroscalo. Prelevarono la ragazza, la portarono via e la violentarono. Lei però non fece denuncia (ma la fece il fidanzato), e a loro fu trovato un bigliettino con il numero di telefono della ragazza. Nel dubbio, secondo coscienza, assolti perché non era sicuro « che la ragazza non fosse consenziente.

Non ha accolto una denuncia per diffamazione nei confronti di Gianni Melluso, il pentito che aveva infangato il nome del presentatore tv.

Ha assolto tre reclutatori di terroristi in Italia in quanto non si trattava di terrorismo « gli americani sono come i nazisti. Noi come gli alleati che liberarono l’Italia dal nazismo ».
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Messaggioda paoolino » mer ott 31, 2007 10:49 am

"Ho una solidarietà umana per la Forleo" ma "credo che un magistrato debba utilizzare con grande prudenza e sobrietà i mezzi di informazione". Lo ha detto il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Luciano Violante, ex magistrato, nel corso della trasmissione 'In 1/2 ora'. "Un magistrato che si espione troppo diventa - ha aggiunto - diventa o parte o controparte e questo un magistrato non lo può fare".

"Vedo una persona in difficoltà e sono solidale - ha insistito Violante - ma un magistrato non deve usare i media per acquistare consenso o cercare di farsi una figura pubblica. La dottoressa Forleo e il dottor De Magistris hanno sbagliato ad andare ad Annozero. Una magistratura che cerca il consenso dei cittadini e si legittima sulla base del consenso e non sulla base della legge è pericolosa per i cittadini".
----------------------------------------------------------------------------------------------

Oh! Se ne è accorto anche Violante.... Io lo pensavo già quando a farlo erano i magistrati di "Mani Pulite" o Giancarlo Caselli. Ma Violante lo pensava anche allora? :roll:
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Messaggioda rob » mer ott 31, 2007 1:53 pm

Posso rispondere io? No.
Per il semplice fatto che i bersagli di allora appartenevano allo schieramento politico avverso.
Questa è la logica della politica italiana, purtroppo.

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Messaggioda paoolino » mer ott 31, 2007 2:01 pm

rob ha scritto:Posso rispondere io? No.
Per il semplice fatto che i bersagli di allora appartenevano allo schieramento politico avverso.
Questa è la logica della politica italiana, purtroppo.


Bè, la mia era una domanda retorica, comunque ti ringrazio per la risposta :wink:
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(paoolino parafrasando Sciascia)

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Messaggioda Karelias » mer ott 31, 2007 4:34 pm

Roma, aggredita alla fermata del treno
E' in fin di vita, arrestato romeno

di BRUNO PERSANO

ROMA - Era scesa dal treno a Tor di Quinto e stava tornando a casa quando è stata aggredita, trascinata in una baracca, violentata, e gettata in una scarpata vicino a via Camposampiero. La moglie 47enne di un ammiraglio della Marina militare, è ricoverata nell'ospedale Sant'Andrea di Roma "clinicamente morta". Il responsabile dell'aggressione è un romeno di 24 anni che abita nell'accampamento vicino, sorto recentemente sulla riva del Tevere.

E' stata una nomade a sorprenderlo, ieri sera, intorno alle 21, mentre trascinava lungo la strada la vittima priva di sensi. Quando gli agenti lo hanno arrestato, sulla pelle del giovane romeno c'erano i segni della collutazione che aveva ingaggiato con la donna e aveva gli abiti ancora sporchi di sangue.

Nicolae Romolus Mailat abita nel campo di romeni a Tor di Quinto, non distante dalla stazione della ferrovia Cotral dove la vittima era scesa. E' stato rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con l'accusa di tentato omicidio. La procura di Roma ha già chiesto la convalida del fermo.

E' stata una sua connazionale nomade a sorprenderlo mentre trascinava la donna lungo la strada: "Ma cosa fai? Lasciala andare", ricorda di aver gridato la donna. "E quello l'ha scaraventata giù nel fossato. Ho cercato aiuto: ho visto una macchina della Polizia e l'ho fermata".

La donna aggredita non aveva documenti in tasca: portava al collo una catenina d'oro; indossava la fede all'anulare e ai piedi le era rimasto solo uno stivaletto. L'identificazione è arrivata più tardi, con la telefonata in questura del marito preoccupato perchè da ore non riusciva a rintracciare la moglie.

Quando è stata soccorsa, la donna aveva ancora i pantaloni abbassati. Nella baracca del romeno i poliziotti hanno trovato la borsetta della vittima.

(31 ottobre 2007)

-----------------------------------------



ecco, in questi casi fare un processo sono tempo e risorse sprecate.

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Messaggioda rob » mer ott 31, 2007 5:57 pm

A conferma che le vie del male sono infinite quanto quelle del Signore, posto una notizia di cronaca comparsa su "La Stampa" di oggi:

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezion ... girata.asp

Albornoz
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Messaggioda Albornoz » lun nov 26, 2007 12:07 pm

www.corriere.it


Unabomber, lamierino manomesso
Si complica la posizione del perito Zernar, mentre si alleggerisce quella dell'unico indagato Elvo Zornitta

VENEZIA - Nuovo colpo di scena nell'ambito dell'inchiesta su Unabomber. Sembrerebbe infatti alleggerirsi la posizione dell'unico indagato, l'ingegnere di Azzano Decimo Elvo Zornitta, mentre si complica quella del perito Ezio Zernar, responsabile del Laboratorio di indagini criminalistiche (Lic) di Venezia, all'interno del quale sarebbe stato manomesso il lamierino del presunto bombarolo del Nordest.

LIC SOTTO ACCUSA - A darne notizia è un articolo de Il Gazzettino. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano del Nordest, il particolare di estrema importanza è frutto delle indagini degli esperti nominati dal giudice per le indagini preliminari Stefano Manduzio. Nelle quaranta pagine della perizia depositata venerdì scorso - si legge - si esclude che l’alterazione riscontrata nel reperto,un taglio di un decimo di millimetro, possa essere stata provocata da una casualità (si pensava urto o caduta), o da un evento colposo (errore nel corso delle misurazioni). Secondo i periti, invece, chi aveva a disposizione le forbici sequestrate all’ingegner Elvo Zornitta, avrebbe volutamente eseguito un taglio del lamierino. I periti del tribunale, si legge nell’articolo, sostengono di essere in grado di stabilire il giorno della manomissione grazie alla comparazione delle foto scattate dal responsabile del Lic, Ezio Zernar, dal momento dell’ingresso del lamierino nel laboratorio nel marzo del 2006, fino a quanto Zernar concluse le analisi usando i toolmarks.

FALSO E CALUNNIA - Lo scorso gennaio la difesa di Zornitta aveva puntato proprio sulla manomissione del lamierino da parte del Lic per costruire una falsa prova contro Zornitta. I risultati della perizia, disposta dal Gip Manduzio nell’inchiesta che vede indagato Zernar per falso e calunnia, sembrano confermare questa tesi. Resta il dubbio sulle ragioni che avrebbero portato uno stimato e richiesto perito come Zernar a compiere una simile manomissione, documentadola fotograficamente. Nel frattempo Elvo Zornitta tira un sospiro di sollievo raccontando a Il Gazzettino di non avere mai avuto dubbi su quanto eccepito dai suoi legali e proclamando ancora la propria innocenza. Ma resta il timore, osserva l’ingegnere di Azzano, di altre sorprese. Il prossimo appuntamento per l’inchiesta Unabomber è il prossimo 17 dicembre all’udienza di Venezia dove verranno discusse le conclusioni dei periti.

È LA FINE DI UN INCUBO - «È la fine di un incubo»: con queste parole l'ingegnere friulano Elvo Zornitta, indagato nell'inchiesta Unabomber, ha commentato le dichiarazioni rilasciate dal Procuratore di Venezia, Vittorio Borraccetti, in merito agli esiti della perizia sul lamierino. «Finalmente posso dire che la verità è emersa - ha affermato Zornitta, interpellato dall'Ansa -, devo esprimere pubblicamente la mia sorpresa per il coraggio dimostrato dai periti nel sostenere la verità».

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Messaggioda Mont Ventoux » mer nov 28, 2007 9:55 am

Si, assolutamente favorevole all'ergastolo, ed in regime di carcere duro anche, per alcuni crimini.
I teppisti da stadio, per i quali vengono proposti 2 o 4 anni di pena, ad esempio, mi viene da dire che sia uno scandalo, una misura figlia della politica degli indulti e degli indultini, del "buonismo" e del liberalismo.
L'ipocrisia più generale, figlia sempre di questo falso e odioso "perdonismo", la si può scovare nella battaglia per l'abolizione della pena di morte, promossa da personaggi come la Bonino e D'Alema.
Io sarei anche d'accordo per l'abolizione, ma solo per il fatto che questa pena non è la giusta pena per certi tipi din reati, i cui responsabili è meglio passino il resto dei loro giorni in un carcere serio.
Non si recuperano alla società soggetti pericolosi e in certi casi anche spregevoli, è anzi dovere "civico e morale" di uno stato degno di essere chiamato tale, renderli inoffensivi.
Io trovo ipocrite le battaglie fatte dai due rappresentanti italiani perchè loro non si sono fatti alcun problema a promuovere il bombardamento del Kosovo e il massacro di migliaia di civili, e ancora adesso le guerre le sostengono (quasi) tutte. Mi dispiace ma non ci sto a questo gioco.
Questo discorso vale per politici di tutti i colori, intendiamoci.

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Messaggioda Karelias » lun gen 14, 2008 9:53 am

Malata per il tribunale, era in regata
giudice punita col trasferimento

Il Csm le ha tolto un anno di anzianità e l'ha spostata d'ufficio
Ha detto che lo sport le era stato prescritto come cura


ROMA - In ufficio non poteva andare per un mal di schiena talmente forte da impedirle di stare addirittura seduta. In barca vela, però, riusciva a muoversi con disinvoltura tanto da partecipare a una difficile regata in preparazione di una transaoceanica. Cecilia Carreri, giudice per indagini preliminari in servizio a Vicenza, è stata "condannata" dalla sezione disciplinare del Csm a una sanzione tutto sommato lieve: la perdita di un anno di anzianità e il trasferimento ad altro ufficio.

La vicenda risale al 2005 ed è arrivata al Consiglio superiore della magistratura grazie a un rapporto del presidente della Corte d'appello competente che raccontava come la collega si fosse "assentata dall'ufficio a più riprese e per periodi molto lunghi per motivi di salute" ma che tutto ciò non le aveva impedito di "svolgere 'attivita' fisica altamente impegnativa". Quindi il Pg della Cassazione Mario Delli Priscoli aveva promosso il procedimento contestando alla donna di aver "gravemente mancato ai propri doveri".

Nel 2005, la skipper con la toga aveva goduto prima di 45 giorni, poi di sei mesi di aspettativa per ragioni di salute, dal 26 febbraio al 26 agosto. Ma tra luglio e agosto di quell'anno aveva partecipato, a bordo di "Mare verticale" alla Rolex Fastnet race, una gara tra le imbarcazioni di altura che si disputa al largo delle coste della Gran Bretagna e che è preparatoria della transoceanica Transat Jacques Vabre. Una circostanza impossibile da negare, visto che della presenza del giudice-skipper dava conto il diario di bordo scaricato da un sito Internet, con tanto di foto e di un suo pensiero. Ma non era bastato. Dal 30 agosto al 28 ottobre il magistrato con la passione della vela aveva preso un ulteriore periodo di aspettativa per malattia, al termine del quale aveva partecipato in congedo ordinario alla transoceanica. La sua presenza a quest'ultima regata aveva avuto una "vasta eco" sulla stampa nazionale e locale e persino sul quotidiano francese "Liberation". Delle sue avventure estreme, in mare, in montagna, anche in solitaria, esiste in rete abbondante documentazione. Cecilia Carreri ha anche un bel sito nelle quali le racconta e ne ha scritto almeno un libro intitolato, appunto, "Mare verticale".

Lei, però, raggiunta telefonicamente dall' Ansa, dice: "Non sono io. Non mi riconosco in quella notizia. Ma se se vuole parliamo di vela e di alpinismo. La regata transoceanica che ho fatto l' ho compiuta in un periodo di ferie accordato dal presidente del Tribunale. Il ritorno mediatico che c'è stato è stato solo un fatto positivo che ha dato onore e prestigio alla magistratura".

Tutto ciò, però, aveva provocato "disagio" e "commenti critici" tra i colleghi e gli avvocati del suo distretto, quantomeno sorpresi dal fatto che il giudice-skipper avesse potuto partecipare a una "prova così fisicamente impegnativa" dopo 9 mesi di congedo per malattia.

Invano davanti al Csm, la Carreri si è difesa spiegando che attività sportive di una certa difficoltà e di livello elevato le erano state "caldamente prescritte" per la sua patologia e che in ogni caso le sue assenze non avevano determinato alcun disservizio. "Le fatiche sportive, sicuramente, non sono state oggetto di prescrizioni mediche" l'ha contraddetta il Csm, citando i suoi stessi certificati medici. Nessun dubbio, dunque, sulla sua colpevolezza: "Nel partecipare alle regate veliche nei periodi di aspettativa concessi per motivi di salute ha violato i doveri di correttezza". Ma non solo: la grande eco data alla sua partecipazione alla regata "ha determinato indubbiamente un grave danno alla immagine del magistrato e alla credibilità dell'istituzione giudiziaria".

(13 gennaio 2008)

#1#

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Messaggioda paoolino » mer feb 13, 2008 12:49 pm

Mario Cervi su il Giornale

Risparmiateci l'impunità dei malfattori

Il fatto. Un funzionario dell’agenzia delle entrate, tale Renato Giardina, è arrestato a Milano mentre intasca una tangente di oltre centomila euro da uno studio legale. Deve rispondere, per la giustizia ordinaria, di tentata concussione. Ma deve anche essere punito, in sede disciplinare, dalla sua amministrazione. Senonché - traggo queste notizie da Il Sole-24 ore - il testo unico degli impiegati civili dello Stato ha disposto, giusto mezzo secolo fa, che i provvedimenti disciplinari contro un dipendente pubblico sottoposto a un’inchiesta giudiziaria rimangano fermi in attesa che la magistratura ordinaria si pronunci definitivamente. Il diritto.

Nell’attesa d’una conclusione dell’iter processuale il dipendente è solo sospeso - l’indulgente Stato non può cacciarlo a titolo cautelare, secondo la buona regola vigente nel privato - e nel frattempo incassa “assegni alimentari” equivalenti alla metà circa del suo stipendio. Se in cinque anni la vicenda non giunge a sentenza definitiva - eventualità che si verifica con scandalosa frequenza nella giustizia tartaruga della Repubblica italiana - il povero Fornaretto che era stato colto in flagrante mentre incassava tangenti, ma che ha il suo santo protettore nell’infausto Testo Unico, viene riammesso in servizio. Il rovescio. Stenterete a crederci, ma è proprio così.

I cittadini sono costretti a passare una regolare busta paga a furfanti che hanno disonorato se stessi e l’amministrazione, e che possono opporre la loro furberia remunerata alla dabbenaggine di quanti lavorano onestamente. Parlamenti irresponsabili e compiacenti sono stati larghi di concessioni per i dipendenti pubblici che non brillano per produttività, ma che sono milioni e votano. Cosicché i mariuoli di mano lesta o di conclamato assenteismo finiscono per rientrare nei ranghi, siano essi al servizio dell’agenzia delle entrate o di un ospedale di Perugia, e gli addetti ad una amministrazione che funziona male hanno avuto negli ultimi anni aumenti retributivi molto superiori a quelli di chi sta nel “privato”. Che funziona in generale bene, e se non funziona bene porta i libri in Tribunale. È grave che per ignavia o complicità politiche si sia arrivati a questa situazione. È gravissimo che di fronte ad anomalie cavillose che gridano vendetta al cielo, e che provocano l’indignazione degli onesti, i sindacati di categoria si mobilitino in favore di leggi e regolamenti incompatibili con la corretta gestione di qualsiasi ente, e invochino alti e nobili principi per legittimare l’arroccamento corporativo. Nientemeno che con un “comunicato unitario” Cgil-Cisl e Uil hanno denunciato “l’arroganza” di chi chiede “mano libera per azzerare alcuni diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti”. Ovviamente i sindacalisti aggiungono che “nessuno vuole difendere i corrotti”.

Lo si voglia o no, risulta evidente il risultato di questi atteggiamenti: molti, troppi corrotti se la cavano senza subire le sanzioni che sarebbero state loro inflitte se anziché trovarsi nell’ambito d’uno Stato cieco, sordo e sciocco, si trovassero in una qualsiasi struttura privata. Ne hanno già tanti, i pubblici, di vantaggi, anche se non compiono alcunché di illegale. Ma venga almeno risparmiata, a noi cittadini e contribuenti, l’impunità dei mascalzoni.
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Messaggioda klaus » ven mag 09, 2008 1:17 pm

Brescia, rapine in villa: scarcerati
4 kosovari per decorrenza dei termini
Il procuratore Tarquini: «È inammissibile». Il ministro Scotti: «Voglio informazioni urgenti»

BRESCIA - Ancora un caso di presunti criminali lasciati liberi. Quattro dei presunti responsabili di alcune rapine in villa messe a segno circa un anno fa nelle province di Brescia e di Bergamo sono stati scarcerati per decorrenza dei termini. Le rapine erano avvenute tra il 25 e il 30 aprile del 2007 a Coccaglio (Brescia), Lonato (Brescia), Credaro (Bergamo), e Cologno al Serio (Bergamo). Ad arrestare i presunti responsabili erano stati i Carabinieri della compagnia di Chiari dopo una rapina in villa a Lonato, nella notte tra il 30 aprile e l'1 maggio. In carcere finirono prima due kosovari e un romeno e poi altri due kosovari. Dei cinque arrestati uno ha patteggiato, e gli altri quattro nei giorni scorsi sono usciti per decorrenza dei termini. La Procura di Brescia, a quanto si è appreso, non avrebbe chiesto, fino a questo momento, nè il rinvio a giudizio nè la proroga delle indagini per i quattro scarcerati.

IL PROCURATORE TARQUINI - «Quello che è successo è inammissibile. C'è stato un anno di tempo, i processi a carico di detenuti vanno celebrati nel più breve tempo possibile». Così il procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini ha commentato il fatto. Tarquini ha anche aggiunto: «Stamani ho inoltrato immediatamente una nota al pm competente e alla Procura generale al fine di avere chiarimenti. Voglio sapere perchè non sono mai stato informato di questa situazione». A quanto si è appreso, uno dei quattro kosovari scarcerati e sottoposti ad obbligo di dimora e di firma, si sarebbe già reso irreperibile.

IL MINISTRO - Attraverso i suoi uffici in particolare il ministro della giustizia Scotti ha chiesto al Presidente della Corte d'Appello e al Procuratore generale di Brescia di «ricevere informazioni urgenti sulle scarcerazioni per decorrenza dei termini di custodia cautelare». A Brescia sembra essersi verificato l'ultimo deplorevole caso e, per quanto di mia competenza, non posso che chiedere informazioni urgenti per conoscere esattamente i termini della vicenda ».

LA PROTESTA DELLE VITTIME - La scarcerazione dei 4 presunti rapinatori ha scatenato la rabbia delle vittime. «È una cosa un schifosa, ci sentiamo presi in giro» ha dichiarato Fausto Brunelli, una delle vittime delle rapine in villa avvenute circa un anno fa nel Bresciano. «Mia moglie - ha aggiunto Brunelli - rimase per 40 minuti in un prato a cento metri da casa nostra con i rapinatori che la tenevano in ostaggio minacciandola con un coltello alla gola. Nel frattempo io, sotto la minaccia di una pistola, in casa ho dovuto consegnare a loro denaro e gioielli. Viene da augurare a un magistrato che sua moglie provi quello che è successo alla mia per capire in che stato d'animo ci troviamo in questo momento». «Mia moglie - ha concluso Brunelli - dopo quella vicenda, ebbe prima un infarto e poi una ricaduta. Ora che sono usciti dal carcere viviamo nel terrore».


06 maggio 2008
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Messaggioda alessandro » ven mag 09, 2008 2:46 pm

questa e' tosta.
Brescia e' sotto organico, non ha i cancellieri, e' molto piena di lavoro, ma questa e' grossa.
sui giornali locali e' la prima pagina da 3 giorni.

non so come sia successo, pero' spero venga tutto ben accertato
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Messaggioda klaus » mar mag 27, 2008 9:07 am

Firenze, uccide il ladro in casa
Imprenditore accusato di omicidio

La villa dell'imprenditore a Fucecchio
FIRENZE - Imprenditore spara e uccide un ladro sorpreso a casa sua mentre rubava. In una villa inizio '900 a Fucecchio, in provincia di Firenze, un pregiudicato albanese di 40 anni, è stato colpito a morte dai proiettili esplosi dal padrone di casa risvegliato di soprassalto alle quattro del mattino. Il ladro indossava i guanti di lattice: non voleva lasciare impronte.Si tratta di un albanese di 40 anni, Loci Prenge, già denunciato, e anche arrestato, per furti e rapine. Identificato per la prima volta dieci anni fa a Lodi, a suo carico risulta tra l'altro un arresto per furto avvenuto in provincia di Treviso nel 2001 ed era stato colpito da due provvedimenti di espulsione.

Il proprietario della villa, Simone Barontini, 47 anni, imprenditore nel settore conciario, è indagato a piede libero per omicidio volontario. Sul malvivente ha scaricato tutti e sei colpi del suo revolver 357 magnum che deteneva in casa con il permesso della Prefettura. Sarà il medico legale ad accertare nei prossimi giorni, durante l'autopsia, quanti proiettili hanno raggiunto il malvivente.

La villa dove è avvenuto l'omicidio è al centro di una tenuta recintata con una rete alta circa tre metri e sormontata da filo spinato.Un altro furto era avvenuto nell'aprile del 2002 e tra le cose rubate, fu portata via anche un'altra pistola regolarmente denunciata.

Non più di cinque mesi fa, a Roma, un episodio simile: un commerciante sparò contro due malviventi che lo avevano imbavagliato e rapinato a casa, insieme alla sua compagna. Li legarono con del nastro adesivo ma Diego Caioli, 30 anni, dipendente dell'Ama, l'azienda che si occupa della pulizia di Roma e proprietario di un solarium, riuscì a liberarsi e sparò contro uno dei due ladri mentre stava fuggendo con diecimila euro in contanti. Franco Frerè, veterano della mala di 59 anni, morì sul pianerottolo di casa. Il complice riuscì a fuggire. Diego Caioli fu incriminato per omicidio volontario.



ma come mai lo incriminano?
Con la nuova legge sulla legittima difesa non dovrebbe essere in una botte di ferro?
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Messaggioda topo viola » mar mag 27, 2008 10:11 am

klaus ha scritto:ma come mai lo incriminano?
Con la nuova legge sulla legittima difesa non dovrebbe essere in una botte di ferro?


1) Intanto apro un bel fascicolo, poi si vedrà (ragionamento della Procura).

2) La modifica del 2006 trova applicazione "quando non vi è desistenza".

Non conosco il caso (non ho seguito TG o letto giornali): per esempio, se il ladro stava fuggendo - magari anche senza refurtiva - la vedo male (leggi: se i fori di entrata sono nella schiena).
"Troveremo una strada o la costruiremo" Khenu Baal baraq

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Messaggioda Albornoz » mar mag 27, 2008 10:37 am

klaus ha scritto:ma come mai lo incriminano?
Con la nuova legge sulla legittima difesa non dovrebbe essere in una botte di ferro?


Uno che si è informato su i giornali, ad Anno Zero o su questo forum è assolutamente convinto che se trova uno in casa gli può senz'altro sparare.
Magari alla schiena o se è un ragazzetto di 15 anni solo e disarmato e in casa ci sono 5 adulti.
Magari con un informazione corretta il ladro sarebbe ancora vivo.

topo viola ha scritto:2)La modifica del 2006 trova applicazione "quando non vi è desistenza".


E vi è pericolo di aggressione.
E la modifica tipizza e cristallizza un criterio di proporzionalità, che anche prima sarebbe potuto essere ritenuto sussistente.

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Messaggioda klaus » mar mag 27, 2008 10:49 am

Albornoz ha scritto:
klaus ha scritto:ma come mai lo incriminano?
Con la nuova legge sulla legittima difesa non dovrebbe essere in una botte di ferro?


Uno che si è informato su i giornali, ad Anno Zero o su questo forum è assolutamente convinto che se trova uno in casa gli può senz'altro sparare.
Magari alla schiena o se è un ragazzetto di 15 anni solo e disarmato e in casa ci sono 5 adulti.
Magari con un informazione corretta il ladro sarebbe ancora vivo.


Dici da un punto di vista legale o morale?
Gli ha sparato alle spalle?
Può dire "era buio ho visto la sagoma ho sparato "(avrebbe fatto il suo).
Oppure nella legge ci sono anche le regole di ingaggio?

1) accendere le luci
2) intimare l'altolà chi va là?
3) intimare il passa al largo
4) chiedere se il malvivente è armato e se si di che tipo di arma.
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Messaggioda Albornoz » mar mag 27, 2008 2:11 pm

klaus ha scritto:
Albornoz ha scritto:
klaus ha scritto:ma come mai lo incriminano?
Con la nuova legge sulla legittima difesa non dovrebbe essere in una botte di ferro?


Uno che si è informato su i giornali, ad Anno Zero o su questo forum è assolutamente convinto che se trova uno in casa gli può senz'altro sparare.
Magari alla schiena o se è un ragazzetto di 15 anni solo e disarmato e in casa ci sono 5 adulti.
Magari con un informazione corretta il ladro sarebbe ancora vivo.


Dici da un punto di vista legale o morale?
Gli ha sparato alle spalle?
Può dire "era buio ho visto la sagoma ho sparato "(avrebbe fatto il suo).
Oppure nella legge ci sono anche le regole di ingaggio?

1) accendere le luci
2) intimare l'altolà chi va là?
3) intimare il passa al largo
4) chiedere se il malvivente è armato e se si di che tipo di arma.


Se è accertato che non sussistevano i requisiti richiesti dall'art. 52 c.p., è omidicio (gli spari alle spalle su una persona già in fuga erano un esempio per chiarire).
Magari a titolo di colpa (eccesso colposo dai limiti, o erronea supposizione che la situazione giustificante sussista).
A meno che l'agente (l'autore del fatto) non abbia incolpevolmente ritenuto che i presupposti esistessero.
Oppure uno può continuare a leggere i topic ed a fare tranquillamente fuoco su qualunque persona trovi in casa.

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klaus
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Messaggioda klaus » mar mag 27, 2008 2:23 pm

Albornoz ha scritto:Oppure uno può continuare a leggere i topic ed a fare tranquillamente fuoco su qualunque persona trovi in casa.


ma perchè sei così sicuro che Barontini leggesse il topic?
lo conosci? :roll:

Io non credo che se stai per sparare ad uno che ti è entrato in casa prima vedi di ricordati il codice penale.........magari mi sbaglio.
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Messaggioda Albornoz » mar mag 27, 2008 2:44 pm

klaus ha scritto:Io non credo che se stai per sparare ad uno che ti è entrato in casa prima vedi di ricordarti il codice penale.........magari mi sbaglio


Magari quando stai per sparare a qualcuno che ti è entrato in casa vedi di ricordarti che esiste il codice penale, e che quando si spara alla gente può nascere un grave problema, spesso più grave che non sparare.
Magari se tieni un'arma in casa e ritieni che potresti trovarti costretto ad usarla per difesa, vedi di assumere ogni preventiva informazione onde assimilare uno schema di comportamento e di analisi delle situazioni.
Se poi spari avendone (oggettivamente o solo soggettivamente ma senza colpa) le ragioni, poi è anche da augurarsi che del caso sia fatta un'adeguata valutazione.

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klaus
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Messaggioda klaus » mar mag 27, 2008 2:49 pm

......interessante.
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