Cosa è la Destra, cosa è la Sinistra (Italia e Non)

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Re: Cosa è la Destra, cosa è la Sinistra (Italia e Non)

Messaggioda Nickognito » sab feb 18, 2017 11:13 am

Gemono come le alci in amore a primavera

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Rosewall
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Re: Cosa è la Destra, cosa è la Sinistra (Italia e Non)

Messaggioda Rosewall » sab feb 18, 2017 3:03 pm

Nickognito ha scritto:ecco un altro esempio di assurdita', della serie tassisti ed altro...

http://www.lastampa.it/2017/02/18/italia/cronache/concorrenza-sleale-bus-economici-a-rischio-PkLzp5L6SnLVknp1eFjMQP/pagina.html


Tutto nasce da un emendamento presentato da 4 senatori pugliesi del gruppo Conservatori e riformisti (Tarquinio, Bruni, Perrone e D’Ambrosio Lettieri) che rinvia a fine 2018 l’attuazione del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile e quindi, pena la decadenza delle autorizzazioni, precisa che a guidare un raggruppamento di imprese che svolgono i servizi bus su scala interregionale debbano essere «operatori economici la cui attività principale è il trasporto di passeggeri su strada». Per cui Flixbus, che in realtà opera attraverso una piattaforma web finirebbe fuori legge.

Per l’Anav il SEnato ha approvato una norma «rilevante: definisce i criteri necessari per svolgere questi servizi». Soddisfatto il suo presidente Giuseppe Vinella da anni a guida uno dei big del settore, la pugliese SitaSud. «Governo e Parlamento hanno manifestato la giusta sensibilità rispetto a un tema così importante




Siamo dei parlamentari semplici: gli operatori del settore ci chiedono di far fuori un nuovo concorrente colpevole di applicare tariffe più convenienti e noi votiamo un emendamento per accontentarli :oops:
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Re: Cosa è la Destra, cosa è la Sinistra (Italia e Non)

Messaggioda Apollo_Creed. » lun feb 20, 2017 1:17 pm

http://www.ilfoglio.it/economia/2016/02 ... ber-92209/

Paradosso, ora sono gli autisti di Uber a protestare contro UberPiù di 400 guidatori si sono radunati lunedì sera e hanno annunciato uno sciopero di 72 ore al coro "Uber ci sta uccidendo".
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Re: Cosa è la Destra, cosa è la Sinistra (Italia e Non)

Messaggioda Lyndon79 » lun feb 20, 2017 1:39 pm

uglygeek ha scritto:
Lyndon79 ha scritto:
Va respinto l'emendamento presentato da alcuni senatori del Pd per rinviare a fine anno la regolazione del settore, già piagato dalla concorrenza sleale non solo degli abusivi, ma dall'aggiramento delle norme da parte di tante attività Ncc e Uber. Lo status quo e ancora di più l'eliminazione del requisito di territorialità per gli Ncc non è il mercato. È la giungla che aggrava ogni giorno la svalutazione del lavoro. Dopo l'attacco ai venditori ambulanti, vittime della direttiva Bolkestein, ne arriva un altro a una categoria del lavoro autonomo in grande sofferenza economica.


Ma e' Stefano Fassina o Dibbba o la Meloni???

Oddio, pur con tutto l'enorme disprezzo che i tassisti italiani meritano, non sono sicuro che combattere/chiudere Uber sarebbe poi cosi' sbagliato.

Il problema e' che tra dieci anni ci sara' un uber con macchine senza autista, e allora avranno voglia a parlare di concorrenza sleale! :-)


Quel che mi faceva (sor)ridere, più di Uber, era financo la difesa dei venditori ambulanti :oops: :oops:

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Re: Cosa è la Destra, cosa è la Sinistra (Italia e Non)

Messaggioda BackhandWinner » lun apr 02, 2018 12:14 am

https://www.idemlab.org/perche-la-sinistra-perso/

In mezzo a un mare di vacue, o peggio, chiacchiere post-elettorali, una cosa che assomiglia a un'analisi sensata. Soprattutto, qui:

I partiti socialisti/comunisti si consolidano nel secolo scorso non come partiti dei poveri e dei disagiati ma come rappresentanti organizzati degli sfruttati e degli oppressi. La cosa non è proprio la stessa. I classici guardavano con molto sospetto ai deboli in generale, al Lumpen Proletariat, perché la loro condizione di disagio era tale che li rendeva facilmente preda di qualsiasi demagogo (di solito un populista di destra). Il punto di riferimento erano i lavoratori, le avanguardie operaie che, opportunamente organizzate, assumevano coscienza di classe e lottavano per ottenere condizioni migliori, e per fare la rivoluzione. La fabbrica, in particolare la grande fabbrica fordista, era il luogo di elezione per costruire il partito rivoluzionario. Non esisteva, come tema politico, la distinzione tra garantiti e non garantiti che invece oggi è diventata, per ragioni socio-economiche, una questione centrale. Le grandi difficoltà del sindacato rispetto a questo tema segnalano una rottura culturale prima ancora che politica e organizzativa. Il disagio generale e generico non è mai stato nelle corde dei sindacati che hanno sempre tutelato i lavoratori oppressi e sfruttati. I disoccupati, per definizione, non possono neanche essere sfruttati e oppressi sul posto di lavoro perché non sono lavoratori. I partiti di sinistra e i sindacati sono sempre stati “dei lavoratori” e non di un popolo indistinto.

Ormai da anni l’operaio massa non esiste più. Esistono ancora gli operai ma sono diversi e dispersi.

La fine delle grandi fabbriche fordiste, l’esternalizzazione di fasi della produzione, la delocalizzazione, la creazione di filiere, ecc. hanno drasticamente ridotto quei grandi aggregati operai che erano le fabbriche del secolo scorso. Le tecnologie, in particolare automazione e robotica, da un lato hanno eliminato posti di lavoro ma dall’altro lato hanno anche migliorato enormemente le condizioni di lavoro. Chiunque oggi visiti una fabbrica moderna resta sorpreso dell’organizzazione e delle condizioni di lavoro che non hanno più niente a che fare con i vecchi reparti presse, verniciatura, ma nemmeno con le vecchie catene di montaggio. Molti dei vecchi operai, tra quelli rimasti, oggi sono tecnici, programmatori, manutentori. Buona parte del vecchio sfruttamento è uscito dalla fabbrica ed è stato scaricato su miriadi di piccoli contoterzisti.

Quello della fabbrica come luogo di elezione della lotta operaia è un mito che la storia si è portato via. In fabbrica si fa la contrattazione di secondo livello per migliorare le condizioni di quei lavoratori, non della classe operaia.

I partiti di sinistra non si sono mai preoccupati della produzione di ricchezza. Ma solo della sua redistribuzione. Lo sviluppo economico, il capitale, i padroni producevano grandi ricchezze di cui, attraverso la lotta politica e sindacale, anche i lavoratori potevano usufruire, almeno in parte. Nei Trenta Gloriosi le lotte politiche e sindacali sono state dure, ma le condizioni dei lavoratori sono nettamente migliorate. Da un lato un PIL sempre in crescita consentiva ai padroni, loro malgrado, di cedere prima o poi alle pressioni dei lavoratori. Dall’altro lato lo Stato, con le grandi riforme (pensioni e sanità) contribuiva a migliorare le condizioni di vita, facendo però crescere rapidamente il debito pubblico. Quel mondo è finito con la prima crisi petrolifera del 1973. Ed altre ben più gravi si sono succedute in seguito. Quando si dice che l’Italia non cresce da oltre vent’anni si dice che c’è meno ricchezza da distribuire. Ma meno ricchezza c’è anche da parte dello Stato che, per le interdipendenze europee e internazionali, non può più alimentare il debito pubblico.

La globalizzazione ha cambiato radicalmente le regole del gioco. Il problema principale dei sindacati, ma anche dei governi di qualsiasi colore, è diventato non tanto la tutela dei lavoratori ma la tutela dell’azienda per evitare che fallisca o che delocalizzi, distruggendo posti di lavoro.

Per la prima volta nella storia tutti gli attori della sinistra storica devono (dovrebbero) porsi il problema della produzione della ricchezza senza la quale nessuna politica di redistribuzione è possibile e su questo tema tutta la sinistra internazionale è priva di adeguati strumenti concettuali. Le imprese nazionali faticano a competere sul mercato globale. Lo Stato è sempre più povero e comunque non può più permettersi di spendere oltre certi limiti. Chi può creare quei nuovi posti di lavoro che sono e restano la cura più efficace contro il disagio sociale?
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