Che mondo sarebbe senza eroina.

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Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » lun feb 03, 2014 3:24 pm

Nickognito ha scritto:
Pitone ha scritto:Ci sta anche giustificare (l'ingiustificabile) ricaduta nell'eroina con altre parole però Nick, porco mondo su!



cioe', che ho detto di male? Ho detto che l' eroina e' cosi' piacevole che se la conosci ci puoi ricadere facilmente.

Immaginate che, per motivi di salute, non possiate fare sesso, pur avendo occasione di farlo. In un momento di difficolta', dopo anni, con donne disponibili, sarebbe facile ricaderci, nel sesso. L' eroina pare che sia 100 volte piu' piacevole del sesso, probabilmente e' 100 volte quindi meno facile resistere.


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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda paoolino » lun feb 03, 2014 3:27 pm

PINDARO ha scritto:
Nickognito ha scritto:
Pitone ha scritto:Ci sta anche giustificare (l'ingiustificabile) ricaduta nell'eroina con altre parole però Nick, porco mondo su!



cioe', che ho detto di male? Ho detto che l' eroina e' cosi' piacevole che se la conosci ci puoi ricadere facilmente.

Immaginate che, per motivi di salute, non possiate fare sesso, pur avendo occasione di farlo. In un momento di difficolta', dopo anni, con donne disponibili, sarebbe facile ricaderci, nel sesso. L' eroina pare che sia 100 volte piu' piacevole del sesso, probabilmente e' 100 volte quindi meno facile resistere.


Parliamone.


Potevi pure aggiungere "...e non rompete il c..zo dall'altra parte!"
"C’è gente che magari sa scrivere, scrive e pubblica sui forum quello che scrive, ma non sa assolutamente leggere..."
(paoolino parafrasando Sciascia)

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » lun feb 03, 2014 3:32 pm

paoolino ha scritto:
Potevi pure aggiungere "...e non rompete il c..zo dall'altra parte!"

Non ci stava.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda paoolino » lun feb 03, 2014 3:38 pm

PINDARO ha scritto:
paoolino ha scritto:
Potevi pure aggiungere "...e non rompete il c..zo dall'altra parte!"

Non ci stava.


non nel titolo...Dopo il "parliamone".
"C’è gente che magari sa scrivere, scrive e pubblica sui forum quello che scrive, ma non sa assolutamente leggere..."
(paoolino parafrasando Sciascia)

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » lun feb 03, 2014 3:45 pm

adelchi virgili?

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda ciccio » lun feb 03, 2014 3:46 pm

Nickognito ha scritto:adelchi virgili?

sua sorella ?
approccio concreto e pragmatico, frutto di esperienze, anche pesanti, maturate sul campo in contrapposizione con l'attitudine salottiera di questi utenti, perfettamente in linea con tanto mondo internettiano fatto di presunti esperti da tastiera. (cit.)

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » lun feb 03, 2014 3:47 pm

ciccio ha scritto:
Nickognito ha scritto:adelchi virgili?

sua sorella ?


Alexia e' la nostra eroina

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda NNick87 » lun feb 03, 2014 5:18 pm

Nickognito ha scritto:
ciccio ha scritto:
Nickognito ha scritto:adelchi virgili?

sua sorella ?


Alexia e' la nostra eroina


:oops: :oops: :oops:
djagermaister ha scritto:Dzumhur è il troll che controlla il ponte tra i challenger e gli Atp.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Johnny Rex » lun feb 03, 2014 8:27 pm

Un po' migliore (risposta al titolo del topic).

F.F.
"E rivelo qui un dato preoccupante. Mi tocca pensare a balbysauro diverse volte al giorno. Ormai, e' una schiavitu' "

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda balbysauro » lun feb 03, 2014 8:33 pm

io non ho capito il problema di affermare che l'eroina è probabilmente l'esperienza più totalizzante che si possa vivere (il cosiddetto "flash", che di solito viene raccontato come un orgasmo di qualche minuto provato con tutto il corpo)
seguito da qualche ora di calma e benessere fisico totale

il prezzo da pagare lo conosciamo tutti

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » lun feb 03, 2014 8:35 pm

c'e' chi non si e' posto di questi problemi


ma poi esiste un modo sano di provare l' orgasmo in tutto il corpo e la gente se ne frega e pensa solo al pene, non c'e' pericolo! :D

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » lun feb 03, 2014 9:04 pm

Esce a stampa anche in Italia, sul primo numero de Il Reportage il saggio già pubblicato da Jasad nel 2009. In Italia è accompagnato dalle splendide foto di Jessica Dimmock tratte dal suo video The Ninth Floor, che potete vedere cliccando qui.

Il corpo nudo dell’eroina

Life is a killer
(John Giorno)


Se si chiede a un tossicodipendente da eroina cosa fa nella vita, ci sono buone probabilità che risponda: mi buco. Non: mi faccio d’eroina, o sono un junkie, oppure sono un drogato. No. Spesso vi sentirete rispondere: mi buco.
Bucarsi il corpo, introdurvi, attraverso un’azione violenta di self-harm, delle sostanze velenose è parte fondamentale dell’addiction, indipendentemente dalla sostanza. Del tutto indipendentemente. In quei ristretti club junkie, in cui sono ammessi solo veri junkie, chi ‘sniffa’ eroina è percepito come diverso, non appartenente al branco, straniero, ‘barbaro’.
Anche se la sostanza inalata è la stessa, e dunque più o meno simili sono gli effetti che provoca, sia pure con intensità e tempi diversi, ciò che è decisivo è il fatto che non si condivida il rito di questa puntuta autoflagellazione, il dolore e la miseria, ma anche la fierezza e il raffinato piacere delle vene sbrindellate, forate, ferite, torturate.
Se non c’è il ‘buco’ e tutto il rito accuratissimo che lo precede, non è affatto la stessa cosa. Da questo punto di vista, iniettarsi eroina è, sostanzialmente, una pratica solipsisticamente mistica. E assolutamente corporea. E’ il raggiungimento del distacco dal corpo attraverso una prassi integralmente fisica, come il cilicio degli asceti medievali. E’ il superamento del dolore dell’anima anche attraverso il dolore del corpo. Riguarda Sade, Jacopone da Todi, certi quadri di Frida Khalo, la Deposizione di Rosso Fiorentino e il San Sebastiano di Antonello da Messina, un quadro conservato a Dresda, che a me è sempre sembrato la rappresentazione più azzeccata di ciò che significa, per chi si buca, bucarsi.

Hai tutto? Cucchiaino, siringa da insulina, acqua? Hai una sigaretta? Serve per il filtro. Ok. Vieni qui che ti spiego: intanto bisogna diluire la roba.
Fammi vedere... Ma è brown, non è bianca... Allora vai in cucina a prendere un limone... Ecco: intanto mettiamo la roba nel cucchiaino.
Stai attento a non esagerare, o avrai la migliore delle buone morti. Per adesso, se è un buon ‘cavallo’, ti bastano 50, 60 milligrammi per avere un ‘flash’ memorabile. Non serve il bilancino. Col tempo imparerai a calcolarlo a occhio, come me...


Il quadro di Dresda raffigura un efebico San Sebastiano, teneramente bello, legato a un tronco d’albero.
Il suo corpo è trapassato da frecce, ma il suo sguardo è sereno, sembra quasi che mostri le sue piaghe con orgoglio. Di più: sembra quasi che ne tragga uno strano, perplesso piacere, misto a malinconia.
Non c’è nulla che esplicitamente alluda al dolore, come se il giovinetto raffigurato traesse una singolare, pacata forza da qualcosa che vede, che sente e che sta fuori dal quadro, dalla parte di noi che guardiamo. Il dolore, l’orrore, se ci sono, sono tutti concentrati nei punti in cui le frecce, sorta di enormi aghi, trapassano il suo corpo, come se le ferite attraessero su di loro, quasi fossero dei magneti, tutto il dolore e la pena, liberandone il resto del corpo e la mente del Sebastiano.
La scena è immersa in una calma surreale. Il San Sebastiano è solo: manca un elemento fondamentale per ogni martirio, per ogni pubblica esecuzione: il pubblico, per l’appunto.
Le poche figure presenti, in secondo e terzo piano, sono distratte, un soldato (forse uno di quelli che hanno scagliato le frecce) giace addirittura addormentato alla sinistra. Tutto accade in un’assoluta intimità. In silenzio.
Tutto avviene su e attraverso il corpo del San Sebastiano. Come in una sorta di orgasmo immobile, bloccato, siderato.
E’ precisamente questo che intendo quando parlo del misticismo solipsista a cui sembra alludere la pratica auto-flaggellante dell’iniezione di eroina. E’ precisamente questo che un junkie intende quando parla del flash, dell’onda calda che gli invade il corpo nel momento in cui la sostanza si diffonde nelle vene.
Ed anche se al profano, pensando al flash, viene in mente un corpo che magari si contrae, una mente che delira, nella realtà il flash immobilizza, e insieme decontrae, rilassa e abbandona, come un’onda che riempie e porta altrove, non la mente, che viene piuttosto annullata, ma precisamente il corpo di chi si inietta eroina.
E in questo meccanismo è il dolore del buco (della freccia e della siringa) che è il primo, discriminante, caratterizzante gradino per ciò che poi diviene, per San Sebastiano e per qualsiasi tossicodipendente, il veicolo per una pace che altrimenti sarebbe impossibile. Una pace dove la vita finalmente sparisce, senza diventare morte, lasciando solo il corpo abbandonato, in bilico, a un passo dal baratro della fine, travolto da un piacere che è, prima di tutto, desiderio soddisfatto.

Ma comunque sta attento, se non conosci la roba che ti danno. Potrebbe essere troppo buona e dunque la prima’pera’ con roba nuova falla sempre più blanda, capito?
Ogni tossico ha un bilancino di precisione nelle pupille. Ma non ‘Il piccolo chimico’.
Dunque sta attento: se sbagli, non ci sarà la possibilità di ritentare. Sarà una buona morte, e basta. E l’eroina non serve a questo, a morire, a morire davvero, intendo, una volta per tutte, ma piuttosto a ripetere la tua morte, a ripeterla, senza saziartene mai, come fosse un orgasmo.
A ripeterla per allontanarla, o, per lo meno, per illuderti che sarai tu a fissare il momento di quell’appuntamento.
Non crederci quando dicono che qualcuno è morto per overdose, l’overdose non esiste, esiste il suicidio, o la roba troppo buona, chiaro?
Siamo tossici, non deficienti, lo sappiamo bene quanta roba mettiamo nel cucchiaino, lo sappiamo al milligrammo, ma se la roba è troppo buona (o la vita è troppo una merda), allora... La roba cattiva, generalmente, al massimo ti fa cagare per qualche giorno, o ti fa gonfiare il braccio come un pallone e ti avvelena il fegato...
La roba troppo buona ti ammazza.
Lascia perdere quello che dicono in TV, l’eroina è una cosa seria, come la vita, la morte, il sesso,il desiderio, la fame, o la sete...


Se è alla pittura che mi rivolgo in cerca di paragoni, piuttosto che a tanta letteratura sull’argomento, è perché sono rimasto spesso piuttosto deluso dalla lettura delle centinaia, delle migliaia di pagine che gli scrittori e i poeti della modernità hanno dedicato alle droghe in generale e, segnatamente, all’eroina.
Il fatto di aver personalmente utilizzato questa sostanza per un periodo così lungo nella mia vita (circa nove anni) e in modo intenso e continuativo, il fatto insomma di essere stato un junkie professionale, e di essere poi diventato, in un momento successivo, uno scrittore, mi pone in una situazione piuttosto singolare.
Conosco bene ciò di cui si parla, ma so altrettanto bene che occorre diffidare delle cronache ‘in diretta’ e la letteratura sulle droghe è piena di instant books, di diari spesso fin troppo abbelliti da retoriche para-surrealiste, o da orpelli romantici e decadenti.
Chiunque abbia esperienza di hashish, ad esempio, rimarrà piuttosto stupefatto a leggere certe cronache di fine Ottocento, che trasformano la canapa in un allucinogeno e chiunque non ne abbia fatto mai uso e la provi dopo certe letture è destinato a cocenti delusioni.
Il problema è, ovviamente, che si tratta di letteratura, ma fatto sta che il coté ‘ottico’ è assolutamente predominante nei referti di poeti e romanzieri e, alla fine, ogni droga si riduce ad essere una specie particolare di allucinogeno, se non altro per legittimare la catena di luoghi comuni che collega le droghe, tutte le droghe, con le cosiddette ‘allucinazioni’.
L’attenzione verte, comunque, quasi sempre sugli effetti mentali delle droghe. Il loro aspetto materialmente, direi carnalmente, corporeo è spesso totalmente ignorato, persino, da un certo punto di vista, da Burroughs e dal suo Naked Lunch, che pure è tra quanto di meglio si sia scritto al riguardo.
E questa è peraltro una delle ragioni per le quali la ‘letteratura’ sull’eroina è, tutto sommato, scarsa, se confrontata alle centinaia, migliaia di pagine dedicate a droghe come l’oppio, il laudano, gli allucinogeni, il vino, o l’hashish.

Apri la fialetta dell’acqua distillata ora, aspirala nella siringa...
Ma qualsiasi acqua va bene, quella del rubinetto, o di una fontana, io conosco gente che si è fatta usando la pioggia accumulata sui tergicristalli delle auto, quella delle pozzanghere, o l’acqua di mare e poi è stata male, ma proprio male... Tu non farlo mai...
Ma tieni presente, amico mio, che quando la roba ti avrà catturato, quando il suo cappio sarà ben stretto al tuo collo, allora, se sarai ‘a rota’, anche l’acqua, solo l’acqua, sarà un sollievo per te. Ciò che conterà sarà bucarsi comunque, per iniettarsi qualcosa, qualsiasi cosa... E quel buco d’acqua ti farà passare la smania. Solo per poco certo, ma, mentre inietterai, la ‘rota’ sembrerà passare e, attraverso quel piccolo dolore che ti infliggerai, troverai una briciola del piacere che ti manca.
E’ il buco, amico mio, la vera droga, in u
n certo senso, ma questo è ancora troppo presto perché tu possa capirlo, questa è una parte del gioco che si scopre solo quando il gioco ormai è finito e la partita è chiusa...

Molto più efficace di tante pagine fin troppo note è, piuttosto, un film di molti anni fa, Trash (1970), una pellicola diretta da Paul Morissey ed uscita direttamente dalla Factory di Andy Wharol. Nelle scene cupe, asfittiche, disperate del film, la dimensione corporea dell’esperienza di assumere eroina è evidente: la telecamera non ci risparmia niente, in un vortice in cui piacere ed infezione, self-harm e sessualità si mescolano senza posa.
D’altra parte, l’eroina, con la morfina, è praticamente l’unica droga che per essere assunta preveda una violazione corporea così estrema, come l’iniezione attraverso ago. L’unica che costringa la mente del drogato a un commercio così intimo con il suo corpo, con la sua carne, con la sua pelle. Questo, oltre ad essere un simbolo del club esclusivo dei junkies, è anche la ragione della loro ghettizzazione sociale, del rifiuto violento della società nei confronti dell’eroina, associata molto più facilmente di altre sostanze a pratiche ritenute ‘mostruose’, come l’automutilazione (si pensi alla pazzia tutta corporea del Van Gogh che si taglia l’orecchio, nella celeberrima lettura che dell’episodio da Antonin Artaud). Ed è questa la ragione della pratica, assolutamente incomprensibile per un ‘profano’, per la quale un junkie ‘a rota’ se non ha eroina, proverà comunque un certo sollievo, per quanto momentaneo, nell’iniettarsi in vena della semplice acqua. Ma l’utilizzo di queste pratiche come succedaneo delle droghe (e dunque la parentela stretta tra le due cose) è in realtà molto più diffusa di quanto non si creda.
Io stesso ho raccolto, tempo fa, per il quotidiano italiano L’Unità, le dichiarazioni di una giovane studentessa che per anni aveva placato le sue ansie e i suoi disagi esistenziali tagliuzzandosi minuziosamente il corpo con un lametta. Ed è di pochi mesi fa l’articolo dedicato da Alice Fordham, su Now Lebanon, al self-harm, diffusissimo nelle periferie del Libano del Nord, in cui si dà notizia addirittura di pratiche di auto ferimento collettive, quasi fossero una sorta di rito socializzante, capace di rinsaldare il gruppo, come l’assunzione comune di droghe. «“I used to cut myself, and I know what the guys are going through. It is not easy.” The cuts on his body, he says, he inflicts alone, but, "I have friends that do it together."»
È precisamente a questo che si riferisce il protagonista di un romanzo di Léon Daudet Le lutte (1907), uno degli scritti più veritieri sugli effetti della morfina, che, descrivendo i suoi dolori da astinenza, dichiara: «Imploravo una sofferenza positiva e che s’installasse in un punto preciso del mio corpo».

Ecco, ora che hai messo l’acqua, aggiungi due gocce di limone. Vedi come si scioglie adesso? Ora il filtro, metti nel cucchiaino un pezzetto del filtro della sigaretta. Bravo, così. Usa l’ago per mescolare, prendi il filtrino con la punta dell’ago e mescola.
Mentre mescoli, io riscaldo con l’accendino. Vieni, metti il cucchiaino sulla fiamma. Così, bravo. Attento a non farla bollire, però, o ti ustionerai le vene. Bene.
Ora tira su nella siringa, poi, con l’ago puntato in alto, battila con la punta delle dita. Esatto, così, in modo che il liquido vada tutto sul fondo.
Poi fai uscire tutta l’aria dalla siringa, spingi lo stantuffo sino a che non esce una piccola goccia dalla punta.
In vena è meglio che non ti entri aria, o ti partirà un embolo. Esatto così.
Leccala. Leccala quella goccia che cola lungo l’ago, cazzo! Impara a sentire con la lingua il sapore della roba che ti spari in vena...
Sentito com’è amara? Questo è il sapore del paradiso, piccolo mio. Non dimenticarlo più. E’ come il sapore che hai sentito la prima volta che hai leccato una fica.
Non dimenticarlo più: è il sapore del desiderio e del piacere...


Insomma, nel commercio che si instaura tra il tossico e la sua tossina la violazione corporea è un aspetto strutturale, una parte fondamentale, al punto che, parafrasando Mc Luhan, si potrebbe sostenere che in questo caso davvero medium is message e questo medium è l’atto di bucare il corpo, punirlo, segnarlo attraverso una siringa.
Del rapporto strettissimo tra l’ago e la sostanza che esso inietta si accorge immediatamente anche la stampa degli anni in cui la morfina va addirittura di moda in Europa, più o meno tra il 1870 e la fine del secolo, quando ormai è stata sostituita dall’eroina, che sarà, invece, immediatamente ghettizzata. Il quotidiano francese Le temps, in una cronaca del 1882, può sottolineare, così, sia come la diffusione sia massiccia, soprattutto tra le donne, sia il valore, in certo modo simbolico, delle siringhe di Pravaz che diventano un cadeau á la vogue: «Si vedono signore della migliore società che si regalano delle piccole siringhe in astucci d’oro o d’argento come dono in occasione delle feste».
Il fatto che la morfina sia considerata una droga da donne, non è, peraltro, senza significato: le donne sono il diavolo e sono il corpo e, d’altra parte, la morfina diventa per loro un modo per sfuggire, in un certo senso, a una condizione di subordinazione ed esclusione sociale.
Lo scrittore e occultista francese Joséphin Péladan, nel suo Le Panthée (1892) non può fare a meno di annotare che: «... la stessa donna che nel secolo scorso si sarebbe presa un amante prende ora una puntura di morfina (...) la graziosa siringa sostituisce per le signore ai giorni nostri sia l’amante che Dio stesso». E chi abbia dubbi sulla credibilità di Péladan, potrebbe rivolgersi alla testimonianza di uno dei fondatori del dadaismo, Hugo Ball, che parla delle riunioni di morfinomani come un luogo in cui gli uomini sono tollerati, ma certo «non sono ricercati».
Proprio ad una morfinomane, una sorta di Erinni, o Baccante, in preda all’ebbrezza è dedicata un’opera di Eugène Grasset, intitolata, per l’appunto, La morphinomane (1897)
Non è informazione troppo diffusa che, in effetti, la siringa ipodermica viene inventata da Wood e Ferguson e migliorata da Pravaz proprio negli anni della prima diffusione della morfina e proprio per iniettare morfina essa viene massicciamente usata e diffusa in Europa, soprattutto da intellettuali donne, artisti, politici, in uno stupefacente elenco che affratella Bismark a Guy De Maupassant, Wagner a Jules Verne; una diffusione e un uso che trasformano ben presto un oggetto nato con scopi medici in un raffinato attrezzo di doloroso desiderio e di ‘devianza’.
Per altro verso, anche in un momento nel quale la sua distribuzione è praticamente libera, anzi la moda impazza, ciò che colpisce i cronisti e i narratori dell’epoca, che non ne siano consumatori essi stessi, è l’aspetto fisico, assolutamente corporeo, dell’atto dell’iniezione, del ‘buco’, degli ematomi sulla pelle, delle croste sulle braccia, basti al proposito citare la protagonista di Noris (1883), di Jules Claretie: «crivellata di punture di morfina», o quella di La Comtesse Morphine (1886), di Marcel Mallat de Bassilan: «marmorizzata dalle placche rosse dell’orticaria, dalle stigmate bianche di ascessi cicatrizzati e dalle infiltrazioni bluastre della pelle che lasciavano colare goccia a goccia un pus oscuro e sanguinolento».
Da questo punto di vista la morfina e l’acetilmorfina destra, cioè l’eroina, così come lo strumento che occorre per la loro assunzione, avrebbero una essenza luciferina, nel senso che, nate con l’angelico compito di curare, d’essere dei medicinali, esse avrebbero ben presto mutato la loro natura, si sarebbero ribellate al loro creatore, trasformandosi in demoni, in droghe, in strumenti di morte.

Infilala piano, se la spingerai dentro di colpo perderai tutto il piacere. Il piacere doloroso che viene prima del piacere, quello di sentire l’ago che ti apre la pelle, che la squarcia con un piccolo taglio netto, che scava nella tua carne alla ricerca della vena.
Imparerai a sentirla la vena, a percepire con chiarezza quando l’ago la raggiunge, come il tuo cazzo ha imparato a infilarsi in tutti gli orifizi di una donna, e allora il piacere si raddoppierà mentre la bucherai e, subito dopo, quando con lo stantuffo aspirerai un po’ di sangue per sincerarti di averla davvero presa, sentirai un dolore fresco che ti invade il braccio, immediatamente prima del calore bollente che te lo invaderà, quando infine la inietterai.
Godilo tutto questo buco, tu che puoi, le mie vene ormai sono ridotte a corde secche, sono collassate; vedi le croste sul mio braccio? Io mi buco qui, sulla crosta. Si chiamano ‘valvole’; infilare l’ago lì, dove l’hai già infilato decine di volte, fino a tumefare il braccio, è l’unico modo per continuare a usare certe vene. Altrimenti, terminate quelle delle braccia, puoi passare a quelle delle gambe e io conosco persone che hanno usato vene dappertutto, sulle mani, sulle tempie, sulla gola, sotto la lingua, sul cazzo.
Ma tu adesso non pensarci, stringi la tua cinta al braccio, usala come laccio emostatico: Scegli la vena adesso, la più grande, quella, sì, quella..

.

Da questo punto di vista l’eroina è nelle nostre società contemporanee, più o meno ad ogni latitudine, la droga per eccellenza. L’immagine del Male. Della Follia. Della Morte. È il centro focale di quella che il grande, coraggioso Thomas Szasz ha chiamato ‘la persecuzione rituale delle droghe’.
D’altra parte, chi abbia dubbi sul valore simbolico, emblematico che l’eroina riveste nelle società contemporanee provi a riflettere sul fatto che, nonostante i morti d’eroina siano davvero poca cosa, se confrontati con quelli dovuti all’alcol o al tabacco, o agli incidenti automobilistici, o all’eccesso di grassi e zuccheri nell’alimentazione, gli sforzi repressivi e la condanna sociale nei suoi confronti sono enormemente superiori.
Ciò dipende sostanzialmente da due fattori, la presunta socialità e/o produttività di molte altre droghe (dall’hashish, alla cocaina, o ai già nominati alcol e tabacco) e il suo aspetto crudamente corporeo, il suo lasciare piaghe, il suo mostrare, attraverso le lesioni inferte a un corpo vivo, la fragilità della vita, la sua materialità, inevitabilmente destinata a decomporsi. Cioè il fatto che l’eroina nomini la morte e il corpo ( e la ‘malattia’ e il desiderio) che sono precisamente ciò che non si può e non si deve nominare nelle società postmoderne, di ogni genere e confessione (Sontag). L’eroina, come il cancro e come l’AIDS, è il rimosso, l’orrore puro, la negazione di tutto ciò che questa società dell’eterna giovinezza e del privato benessere ha posto alle sue basi.
Con il suo creare piaghe, croste, essa simboleggia la fragilità del corpo; con la sua necessità di bucare la carne, allude all’insostenibile orrore che è il corpo ‘sotto’ la pelle, così come la pornografia offende il ‘comune senso del pudore’ per il suo mostrare, senza mediazioni, né altri scopi, il corpo che è sotto i vestiti, il suo agire e congiungersi, nudo di abiti e di ogni altro fine che non sia la sua pura vista, l’abbandonarsi dello sguardo al desiderio che annega nella materia dei corpi.

Prendi la siringa, mettila quasi parallela al braccio, non devi trapassarlo, devi insinuarti, come fa un cazzo in una fica stretta, devi aprire la pelle piano, ma con decisione come faresti con le piccole labbra di quella fica...
Bravo così, spingi, ora, spingi, eccola! L’hai presa... tira su... perfetto... Lo vedi il sangue nella siringa che colora la roba? Vuol dire che sei dentro, che hai bucato la vena. Che il piccolo cazzo duro del tuo ago ha sfondato la grande, materna, accogliente figa della tua vena, dove col sangue scorre la tua vita...
Brucia, vero? Ora inietta, ma pian piano... Impara a sentire che puoi sentire anche con le tue vene, che il tuo corpo sente anche ‘dentro’, non solo fuori, sulla pelle...
Bravo, tutta, iniettala tutta, ma no, no, non togliere subito la siringa dal braccio, aspira di nuovo altro sangue nella siringa, e ora iniettalo ancora: si chiamano risciacqui, più ne farai, più sarai certo che neanche una molecola di roba andrà persa....
Lo senti come al dolore del buco si sostituisce il piacere caldo della roba?
E’ per questo, amico mio, che l’eroina non è semplicemente una droga, è una filosofia... Ma tu non puoi capire, è troppo presto, anche se presto sarà già tardi, per te come per me...
E ora togli la siringa e succhiati via dal braccio la goccia di sangue che ti sta colando verso il gomito. Impara che sapore ha il tuo sangue e goditi la tua piccola morte, che è l’unica cosa per cui vale la pena di vivere questa piccola vita.
Hai voglia di fumare vero? Proprio come dopo una scopata, come dopo un orgasmo, sì... Tieni... Fuma una sigaretta. Ne accendo una anch’io...


Per comprendere meglio ciò che intendo può essere utile, in chiusura, fare riferimento ad un altro dipinto, la già citata Deposizione di Rosso Fiorentino, un capolavoro del Manierismo italiano, un’opera dalle tinte acide, stridenti, dalla funambolesca architettura dei personaggi che lo abitano. Un Cristo morto, dall’espressione dolce, serena, è appena stato staccato dalla croce. Intorno a lui si affollano tanti personaggi, alcuni acrobaticamente protesi a sostenere la spoglia, altri (Maria con Maddalena, ad esempio) sono in gruppo sotto la croce. I loro volti sono tesi, sconvolti dalla fatica e soprattutto dal dolore e dall’indignazione per la morte che sostengono tra le braccia. Le deformazioni dei corpi e dei volti giungono all’estrema esasperazione: il vecchio affacciato dall’alto, sulla croce, ha il viso contratto come una maschera. Ma da Cristo, dal Cristo Crocifisso, sulle cui mani, sui cui piedi, sul cui costato sono evidenti i buchi dei chiodi, le ferite inferte dalla lancia, ci giunge il sorriso distaccato e assolutamente appagato di chi ha cercato quella morte, esattamente quella. Il suo piacere, o, se preferite, la sua serena ‘assenza di vita’ (che nel Cristo rappresenta, evidentemente, il compimento della propria missione in Terra, attraverso il sacrificio del suo corpo) è la medesima cosa che suscita l’orrore sociale, il dolore, lo spavento di chi, intorno a lui, vive la sua morte, una morte, occorre ricordare, assolutamente momentanea. Nello stesso modo, la morte momentanea, la ‘piccola morte’ dell’eroina (e le sue piaghe), che per il tossico è, in fondo, il compiersi di un disegno, il suo disegno, è per la società che lo circonda, anche per chi gli è più vicino, solo dolore, è l’insulto estremo, l’estremo scandalo, come lo erano i corpi flagellati e violati del desiderio sadiano. E la piccola morte dell’eroina, come quella dell’orgasmo, passa attraverso il corpo, la sua violazione, il buco. E, come l’orgasmo, essa deve essere nascosta, negata, ha diritto di cittadinanza solo in un ambito strettamente privato, quando diviene pubblica, trasformandosi in martirio, essa produce scandalo, violenza, repressione, rimozione. E se è ancora tollerabile che, alla luce del sole, avvenga questo, o quello scambio di droga, l’immagine del tossicodipendente che si buca all’aria aperta, davanti a tutti, continua a conservare, per buona parte della società, tutta la sua potenza di insopportabile oscenità. Come un amplesso consumato in piazza, all’ora dell’aperitivo, come un orgasmo esibito su una panchina, tra la gente, facendo del proprio desiderio e del proprio stesso corpo l’unica, invisibile, cortina.


Ora sei vuoto nel vuoto. Nulla nel nulla. Ora non esistono temperature, né odori, né luce, né ombra, né fame, né sete, né fatica, né dolore, né colpa, né pentimento...
Tutto è vuoto. Ora.
Sei una casella vuota. Come un desiderio, un attimo prima di essere desiderato...

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda taylorhawkins89 » lun feb 03, 2014 9:13 pm

Concordo con quanto espresso da nick nel topic di Seymour Hoffmann.

Burano
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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Burano » lun feb 03, 2014 9:14 pm

Scimmia di Finardi sintetizzava molto bene la cosa (credo autobiografica, peraltro), specie 'gli inizi'.
Più discutibile il finale, un po' troppo ottimistico pensare di uscirne così facilmente, quello non so quanto autobiografico...
Oltretutto, gran bel pezzo prog :)

Lo voglio rivedere, Fabio

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda alessandro » lun feb 03, 2014 9:56 pm

restando ai film:

Prendete l'orgasmo più bello che avete provato. Moltiplicatelo per mille. Neanche allora ci sarete vicino.


La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò. È l'ultima volta che faccio cose come queste, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora, diventerò esattamente come voi;il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del ca**o, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze della pancia, figli a spasso nel parco, orario d'ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.

Questi sono tutti problemi a cui non devi neppure pensare quando hai una sana e onesta tossicodipendenza.



certo che deve essere piacevole, ma ci sono costi e benefici in ogni scelta. se pesi le cose , se hai una vita decente o hai modo di creartela, non ne vale la pena.
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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » lun feb 03, 2014 10:10 pm

alessandro ha scritto: se hai una vita decente o hai modo di creartela, non ne vale la pena.


mah, io ci penserei seriamente. Personalmente, imposto la mia vita sulla morale. Drogarsi e' per me un male morale, quindi non lo faccio. Ma altrimenti? Non so. Dipende. Per i miei gusti, io non mi darei all' eroina, ma io ho una concezione del piacere di un certo tipo. Mi interessano poco i piaceri che usano poco, come ad esempio il cibo, o un orgasmo. Altri preferiscono i picchi di piacere. Ad esempio, per puro piacere io non vivrei mai un anno, o 5 anni, facendo tutto quello che voglio, in cambio di una vita di 90. Ma se gli anni sono 20? Se mi dicono: o fai quello che vuoi per 20 anni e muori a 58 oppure no e muori a 90. Io scelgoo la prima

Boh, io so solo che mi sento assai giovane, e so che in un batter d'occhio, ma davvero, avro' 60 anni. La vita e' brevissima, cosa conta fare calcoli e progetti per vivere meglio? Conta solo per evitare grandi dolori, che so, la vecchiaia con molti dolori fisici e soli in un brutto ospizio. Ma i piaceri della vita? Chi se ne frega, e' talment breve che 60 anni piacevoli o una dose di eroina nonhanno una durata molto diversa. Un po' si', ma non molto. O dipende dai gusti. Non e' che se ti programmi bene la vita eviti di finire mangiato dai vermi al cimitero. Molto preso, prestissimo, e per sempre. Se credi in una vita dopo la morte,piu ;lunga, beh, pensi a quella, ma altrimenti? Altrimenti o segui una morale, o anche l' eroina ci sta, come tutto.

Il problema dell' eroina e' poi la dipendenza, ma ovviamente anche di molte altre cose in misura minore. Pero' boh, la differenza e' tra chi cerca il proprio piacere e chi cerca la virtu'/ Se io adesso mi godo la fidanzata e il gatto, e casa, e amici, o mi godo l' eroina, non cambia quasi nulla. Son solo gusti diversi. Diverso e' cercare di essere buoni. Ma diverso e' anche cercare una felicita' che non finisce, o finisce solo con la morte quando non ci siamo piu'. (quindi , per dire, il non dipendere dalle passioni, o cose cosi')

Insomma, eroina e morte di overdose a meno di 50 anni son brutte cose, ma le belle cose sono una malattia mortale dopo una vecchiaia in cui ti muovi male e pensi malino , non puoi lavorare, hai dolorini vari, e poi vieni sotterrato e dimenticato, tutto rapidissimamente. Noi amplifichiamo la differenza perche' soprattutto facciamo finta che la vita non finisca.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » lun feb 03, 2014 10:16 pm

Post bellissimo quello di Nick, sul serio.
Questo thread può diventare interessante...

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » lun feb 03, 2014 10:23 pm

io non ho provato nessuna droga, se non qualche tipo leggero di roba da fumare. Ho una vita non sana, ma non mi drogo, non fumo, e bevo poco.

per dire sabato sono uscito con due amici, si fanno normalmente di ecstasy e altro, altri per cui e' normale bere 5 birre e 3 whisky tutte le sere, parlo di quarantenni che sono cosi' da quando ne avevano 15 e stanno benissimo (e fumano, e non hanno ai fatto sport in vita loro). Ognuno ha i suoi gusti, diciamo che nei primi 40 anni non hanno avuto un fisico peggiore del mio (e io non e' che sia stato cosi' peggio di chi ha fatto una vita perfetta curando il corpo, sia da un punto di vista medico, che, diciamo, atletico )

Io adesso farei diversamente dal passato, ma per gusti miei, alla fine non vedo tutte queste differenze. Le dipendenze le odio, ma anche io ho le mie.

quindi concordo con dsdifr: Non provare. E' quello che direi ai miei figli. Pero' beh, quanti muoiono di una vita noiosa fatti di amori dovuti sbagliati, o di lavori sbagliati, o di pigrizie sbagliate, o di sesso sbagliato. Certo, se provi una cosada cui non puoi piu; tornare indietro o meno facilmente ti stacchi, e' peggio. Giusto, non provare. Pero' boh, dato questo consiglio, non giudico chi prova troppo diverso da me, se non da tutti.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda tuborovescio » lun feb 03, 2014 10:23 pm

PINDARO ha scritto:Post bellissimo quello di Nick, sul serio.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda ciccio » lun feb 03, 2014 10:31 pm

mai visto un drogato felice, la onde per cui non vedo altra definizione che è "una forma di debolezza", giustificata o meno.
approccio concreto e pragmatico, frutto di esperienze, anche pesanti, maturate sul campo in contrapposizione con l'attitudine salottiera di questi utenti, perfettamente in linea con tanto mondo internettiano fatto di presunti esperti da tastiera. (cit.)

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » lun feb 03, 2014 10:34 pm

io dico solo che l' amico migliore di mio padre, che ha 80 anni , ma il suo amico meno, forse 70, ha un tumore al cervello. Per adesso sta bene, e sta facendo piu cose in questi giorni di quante ne abbia fatte prima in anni. Ed io lo so che, per questa vita almeno, solo il tempo abbiamo, e sono un Maestro, un grande Maestro, nel buttarlo. Mi fossi drogato, non avrei fatto molto peggio.

eppure lo ho studiato Pindaro, quello originale :D Sogno di un'ombra e' l' uomo, creatura di un giorno. Cosa faremmo se avessimo un solo giorno di vita, se lo sapessimo, di morire tra 24 ore? Magari uno si drogherebbe un'ora e morirebbe subito. Altri passerebbero le prime 6 ore a programmare le successive 18 , o addirittura le prime 16 per le ultime 8. Different strokes for different folks, cantavano gli Sly and the Family Stone. And so on and so on and Scooby dooby doo bee e' il mio commento :) Alla fine non vedremmo tanta differenza tra questi due modi di vivere un giorno. La vediamo in una vita intera, perche' siamo stupidi e ciechi :D #10#

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » lun feb 03, 2014 10:35 pm

ciccio ha scritto:mai visto un drogato felice, la onde per cui non vedo altra definizione che è "una forma di debolezza", giustificata o meno.


beh, si, nemmeno al call center tutti i giorni ne vedo tanti di felici , a parte uno che si fa di maria :)

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda dsdifr » lun feb 03, 2014 10:40 pm

Nickognito ha scritto:Boh, io so solo che mi sento assai giovane, e so che in un batter d'occhio, ma davvero, avro' 60 anni. La vita e' brevissima, cosa conta fare calcoli e progetti per vivere meglio? Conta solo per evitare grandi dolori, che so, la vecchiaia con molti dolori fisici e soli in un brutto ospizio. Ma i piaceri della vita? Chi se ne frega, e' talment breve che 60 anni piacevoli o una dose di eroina nonhanno una durata molto diversa. Un po' si', ma non molto. O dipende dai gusti. Non e' che se ti programmi bene la vita eviti di finire mangiato dai vermi al cimitero. Molto preso, prestissimo, e per sempre. Se credi in una vita dopo la morte,piu ;lunga, beh, pensi a quella, ma altrimenti? Altrimenti o segui una morale, o anche l' eroina ci sta, come tutto.

sì, mi sembra condivisibile.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda alessandro » lun feb 03, 2014 10:47 pm

semi restassero 24 ore non l ebutterei certo strafatto.
cercherei di stare vicino alle 5-6 persone importanti e cercherei di non farle stare troppo male, penserei a loro, tanto per me e' finita.

e credo comunque che nell'arco di poco tempo un eroinomane si amolto infelice.
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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda NNick87 » lun feb 03, 2014 11:07 pm

Mi son sempre chiesto cosa spinge a drogarsi, come cosa si provi a farlo che effetto possa avere sul corpo e la mente (e proverei avessi la certezza di non rimanerci). Ma come dicevo è il motivo che spinge a farlo la prima volta che mi incuriosisce. Puoi farlo perché lo fanno altri o perchè credi sia una soluzione ai tuoi problemi (già questa motivazione mi lascia perplesso) oppure perché vuoi divertirti, non so. Io non riesco ad associare il drogarsi ad un momento di felicità, come può essere ad esempio ubriacarsi, pensate al "rituale" del brindisi, ne fai un paio di troppo e sei ubriaco, può accadere quasi senza accorgersene, mentre assumere stupefacenti non avviene "per caso" o almeno accade raramente.
djagermaister ha scritto:Dzumhur è il troll che controlla il ponte tra i challenger e gli Atp.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda chiaky » lun feb 03, 2014 11:32 pm

Non sono il tipo più adatto a parlare del tema, visto che non ho nemmeno mai fumato una sigaretta (che è anche quella una dipendenza e porta alla morte),e non ho la minima curiosità nei confronti di alcuna droga, ma penso che ognuno sia libero di rovinarsi come crede. Certo, i drogati (tutti) e soprattutto gli eroinomani mi fanno tristezza infinita, ma in fondo la vita è una squallida e deprimente merd-a, quindi alla fin fine ognuno muore come crede. Non è meglio morire devastati da un cancro che ti corrode il corpo giorno dopo giorno, mentre con la mente sei lucido e te ne rendi conto per dire.
La felicità è degli stolti e la vita, per chi ha un minimo di cervello, è una serie infinita di scocciature e dispiaceri. Trovo che vivere 90 anni sia terribilmente noioso, mi spiace solo che chi sceglie di drogarsi espliciti la propria infelicità e frustrazione in un modo così estremo e disperato invece di imparare a galleggiare sulla merdre come più o meno facciamo tutti fino al giorno in cui finalmente si spegne la luce definitivamente.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » lun feb 03, 2014 11:55 pm

chiaky ha scritto: ma in fondo la vita è una squallida e deprimente merd-a,
La felicità è degli stolti e la vita, per chi ha un minimo di cervello, è una serie infinita di scocciature e dispiaceri.


Cazzo Chiaky, che visione ottimista della vita.
Nemmeno io , quando viaggiavo tra inquietudine e pessimismo, ho mai toccato queste vette.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Ombra84 » mar feb 04, 2014 12:22 am

Un pò come Alessandro. Premesso che ultimamente come già esplicitato nel topic della morte attiguo, sto pensando alla vita come una cosa sostanzialmente inutile :D , credo che però una volta più o meno accettata la cosa, meglio passare del tempo con persone che in qualche modo ti sono vicino(parenti, amici, mogli, mymag etc...) che non isolandosi su sè stesso.
In fondo , IMHO, chi si droga è un pò egoista, però se una volta avrei dato una risposta moralista alla domanda del topic, oggi credo che siano scelte del tutto legittime, anche se non condivise dal sottoscritto.
djagermaister ha scritto:Dzumhur è il troll che controlla il ponte tra i challenger e gli Atp.
.

dsdifr ha scritto:Nel primo set della messa lei dichiarerà di voler sposare Istomin, poi piano piano Andreas riguadagnerà' terreno fino al lieto fine.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » mar feb 04, 2014 12:51 am

Sì, forse sì.
La vita è una cosa sostanzialmente inutile.
Come la spendiamo? Chi non è ricco lavorando per potersi pagare una casa, per sfamarci, per pagare le bollette. Per cose che dovrebbero essere regalate? No,ma sostanzialmente per cose che non rendono la vita migliore. Se poi non intendiamo migliore il vivere in condizione più agiate rispetto ai barboni o i bambini africani. Che poi si scade nella retorica più deprimente.
Forse l'essere umano è sottovalutato, o almeno lo è nelle sue esigenze, nell'interpretare quale possa essere per lui la felicità.
Per me è magari passare ore ad ascoltare musica, o il tempo in compagnia di un'amicizia.
Per altri che non riescono a trovarla da nessuna parte può essere la droga.
Altri non la troveranno mai.
Se uno ci sta a pensare impazzisce.
Se uno pensa di trovarla in un libro di ricette o seguendo i dettami religiosi o morali pure.
L'importante, forse , è davvero solo cercare di non far del male.
Poi se io voglio vivere un'ora felice e poi morire, di certo avrò vissuto meglio di chi passa decenni ordinari nel sacrificio e nella monotonia.
Penso anche ai miei genitori. Grazie ai quali sono al mondo, vero. Ma forse non si sono mai davvero dedicati a se stessi.
E lo trovo davvero triste.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda ciccio » mar feb 04, 2014 2:46 am

Leggo forme di passività spaventosa in questo trend, la droga stessa è una forma di passività, è qualcosa che viene dal di fuori a renderti momentaneamente più felice, non sei tu che crei o costruisci per renderti più felice. Ma sembra un po' tutto dettato dalla noia del benessere.

Io la mia ricetta l'ho, la copio perché giá la scrissi in questo forum, se può dare un senso a qualcuno ben venga.

E' stato il viaggio più significante che abbia mai fatto, la foto sull'avatar è stata scattata il giorno dopo.

Ero nella mia centrale operativa a Beira, semidistrutto dal lavoro, avevo 25 cantieri sparsi nella regione, tanta voglia di vederli finiti, ma in realta' il lavoro era "risolvere i casini" causati dalle difficili relazioni istituzioni-ong, in pratica niente tecnica ma diplomazia. L'ultima rogna era saltata fuori a Marromeu, il direttore dell'ospedale minacciava per non ricordo quale ragione di fermare tutto, di solito erano pretesti per chiedere soldi. La notizia mi arrivo' via radio la sera, per cui la mattina dopo si doveva partire. Nove ore di jeep per una pista in terra battuta che era tutto un buco, ma quel cantiere se si fermava sarebbe stato fermo 6 mesi e questo non lo potevo permettere. La mattina l'addetto accendeva la ricetrasmittente alle 6, il tam tam della foresta cominciava a quell'ora, la notizia arrivo' inaspettata, era saltato un camion su una mina sulla pista Beira-Marromeu. Guardai il mio autista che puntuale alle 7 aveva gia' preparato tutto, gli chiesi con uno sguardo se se la sentiva, mi rispose :andiamo lo stesso, e si partì.

Breve realzione sulle mine. Le mine sono quanto di peggio esista sulla faccia della terra, restano lì, a continuare le guerre finite, con tutto cio' che immaginate. Le strade vengono sminate abbastanza in fretta finita la guerra, ma le mine hanno il difetto di spostarsi sotto terra nella stagione delle piogge, per cui, dove prima di sicuro nn c'era ora ci puo' essere, e così boom ci salti sopra e buonanotte.

A pensarci ora mi do' del perfetto incosciente, ma evidentemente, le condizioni che vivevo allora erano differenti da quello che vivo ora, e poi il rischio era tutto sommato calcolato, era saltato un camion, per cui doveva esere una mina antitank, una jeep ci passa sopra indenne di solito, pero' meglio nn sperimentare....

Il viaggio duro' nove ore. Quello che successe in quelle nove ore fu irripetibile, quei fatti unici e irripetibili che nella vita ti capitano una volta sola e anche se avessi ricercato nn avrei piu' trovato. Ero sospeso mio malgrado fra la vita e la morte, una situzione difficile , ma che ti consente di toglierti di dosso tutte le sovrastrutture mentali che hai accumulato in anni di vita. Potevo saltare da lì a poco, nn avevo un ipotetico futuro in cui in quel momento dovevo investire, per cui potevo vedere tutto, ma davvero tutto da una prospettiva di assoluta liberta' interiore. Rividi tutta la mia vita come film, con un serenita' e un'obbiettivita' che nn avrei mai potuto piu' avere. Ogni angolo di me stesso venne esplorato, ogni istante vissuto mi apparve in tutti i suoi piu' reconditi aspetti. Stavo facendo un bilancio, stavo realmente valutando me stesso e cio' che mi circondava. Per nove ore con l'autista nn ci dicemmo una sola parola. Da quel pezzo di strada ne uscii 10 anni piu' vecchio e 100 anni piu' saggio, conoscevo molto meglio me stesso e tutto cio' che mi circondava, ma soprattutto conoscevo molto di piu' me stesso relazionato a questo mondo. Finalmente arrivammo a Marromeu.

Qualche considerazione ora.

Cosa c'era al di la' di quella strada minata, perchè ci andai lo stesso ? L'aiuto per gli altri ? soldi ? amore ? o cos'altro ? No niente di tutto questo, questi erano fatti accidentali, l'unica cosa che in relta' al di la' ci fosse era qualcosa di POSITIVO. Era positvio il fatto che quella cittadina avesse finalmente un'ospedale che funzionasse, che la sanita' riprendesse a funzionare. Il mio apporto era costruttivo, positivo, impediva a un tizio di ricattare egoisticamente tutto e tutto per il suo misero e becero interesse di soldi. Per chi era positivo ? lo era per me, per tutti, era qualcosa che avrebbe reso migliore nel suo piccolo questo mondo. Questo era il succo, positivo nn negativo, evolutivo nn involutivo.

Ne valse la pena ? Si ne valse la pena mille volte, perchè costruire qualcosa di migliore è il vero senso della vita, e quando me la vidi in faccia capii fino in fondo il senso di questa affermazione, vale la pena di viverla tutta e fino in fondo, e sempre dev'essere qualcosa che alla fine ha costruito qualcosa, mai distrutto qualcosa.

Rischi e remore quanto ci condizionano ? Molto, moltissimo. Spesso sono proprio la causa dei non riuscire a vivere questa vita. Non aver paura di sbagliare è un rischio che bisogna correre per superare la distanza fra noi e cio' che crediamo, ma quello in cui crediamo nn dev'essere un qualcosa di rigido, sapersi mettere in discussione, come io mi misi allora, significa soprattutto aggiustare il tiro dei nostri obbiettivi, le sicurezze nn sono tali se lo sono troppo, troppo spesso ti chiudono la strada, le proprie sicurezze devono essere in grado di essere sufficientemente duttili da affrontare le piu' disparate situazioni, sapersi adattare, evolvere, anche mutare, e questo ha un solo modo di svilupparsi, col DIALOGO sincero e aperto con noi stessi e col mondo intero.
approccio concreto e pragmatico, frutto di esperienze, anche pesanti, maturate sul campo in contrapposizione con l'attitudine salottiera di questi utenti, perfettamente in linea con tanto mondo internettiano fatto di presunti esperti da tastiera. (cit.)

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » mar feb 04, 2014 8:05 am

NNick87 ha scritto:Mi son sempre chiesto cosa spinge a drogarsi, come cosa si provi a farlo che effetto possa avere sul corpo e la mente (e proverei avessi la certezza di non rimanerci). Ma come dicevo è il motivo che spinge a farlo la prima volta che mi incuriosisce. Puoi farlo perché lo fanno altri o perchè credi sia una soluzione ai tuoi problemi (già questa motivazione mi lascia perplesso) oppure perché vuoi divertirti, non so. Io non riesco ad associare il drogarsi ad un momento di felicità, come può essere ad esempio ubriacarsi, pensate al "rituale" del brindisi, ne fai un paio di troppo e sei ubriaco, può accadere quasi senza accorgersene, mentre assumere stupefacenti non avviene "per caso" o almeno accade raramente.


non capisco proprio questo tuo post. Capisco se ti riferisci all' eroina, ma per il resto la maggioranza delle droghe viene assunta perche' piacciono , rilassano o fanno stare bene. Come l' alcool, come il fumo. Poi fanno male e di sicuro qualcuno le prende perche' ha dei problemi, ma insomma, distinguiamo almeno tra droghe leggere e pesanti.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » mar feb 04, 2014 8:11 am

grazie ciccio, molto bello rileggere questo e bello sentir parlare di passivita'

E' un mio difetto, sono contento almeno di esserne consapevole. La felicita' e' difficile per chi pensa a se stesso e lo fa in modo passivo. In questo senso la vita fa schifo e l' evasione, che sia cinema, letteratura, musica, droga, alcool e' necessaria troppo spesso (che sia necessaria talvolta, be, quello si, senza dubbio). L' essere attivo, e attivo per altri, e' per me il modo migliore di essere infelici. Certo che importa stare bene con se stessi e non vivere solo per gli altri, ma nella propria identita' non ci sara' mai felicita', nella passivita' nemmeno. Ci possono solo essere gioie momentanee e periodi di pace e di dimenticanza.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda chiaky » mar feb 04, 2014 9:30 am

PINDARO ha scritto:
chiaky ha scritto: ma in fondo la vita è una squallida e deprimente merd-a,
La felicità è degli stolti e la vita, per chi ha un minimo di cervello, è una serie infinita di scocciature e dispiaceri.


Cazzo Chiaky, che visione ottimista della vita.
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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » mar feb 04, 2014 10:14 am

ciccio ha scritto:Ma sembra un po' tutto dettato dalla noia del benessere.

Cos'è il benessere? esistere bene? vivere bene?
Se davvero vivessimo tutti bene non ci sarebbe nemmeno la noia.
La felicità è qualcos'altro.
Il senso della vita è qualcos'altro.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » mar feb 04, 2014 10:16 am

PINDARO ha scritto:
ciccio ha scritto:Ma sembra un po' tutto dettato dalla noia del benessere.

Cos'è il benessere? esistere bene? vivere bene?.


avere beni primari per vivere e anche altri non primari. Concordo con ciccio, questo spesso crea danni.

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PINDARO
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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » mar feb 04, 2014 10:23 am

Cosa intendi per danni?
Se io non ho una casa, non ho cibo, passo la mia vita lottando per ottenerli oppure muoio di stenti.
Se io li ho a questo punto ho tempo anche di pensare ad altro nella vita.
E questo pensare ad altro che è un danno?
Perchè poi uno pensa quanto sia inutile, futile e noiosa la vita così come ci si presenta davanti?

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda Nickognito » mar feb 04, 2014 10:27 am

PINDARO ha scritto:Cosa intendi per danni?
Se io non ho una casa, non ho cibo, passo la mia vita lottando per ottenerli oppure muoio di stenti.
Se io li ho a questo punto ho tempo anche di pensare ad altro nella vita.
E questo pensare ad altro che è un danno?
Perchè poi uno pensa quanto sia inutile, futile e noiosa la vita così come ci si presenta davanti?


I miei amici kenyoti non e' che passavano la vita per ottenere una pagnotta o dormivano sotto un ponte. Erano pero' a contatto con una realta' diversa. Mica dico che io, o loro , preferisco la loro. Dico che la nostra ha degli svantaggi. Mettici pure la sicurezza, per dire. E quello che vedi. Qua la sofferenza e' nascosta, anche quando c'e', la morte pure.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda alessandro » mar feb 04, 2014 10:55 am

I classici dicevano che per fare filosofia bisogna prima avere la pancia piena, e in effetti, se sei impegnato a lottare non pensi tanto al senso ultimo della vita.
Il primo a postare un messaggio alla nascita di questo forum

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda NNick87 » mar feb 04, 2014 11:00 am

Nickognito ha scritto:
NNick87 ha scritto:Mi son sempre chiesto cosa spinge a drogarsi, come cosa si provi a farlo che effetto possa avere sul corpo e la mente (e proverei avessi la certezza di non rimanerci). Ma come dicevo è il motivo che spinge a farlo la prima volta che mi incuriosisce. Puoi farlo perché lo fanno altri o perchè credi sia una soluzione ai tuoi problemi (già questa motivazione mi lascia perplesso) oppure perché vuoi divertirti, non so. Io non riesco ad associare il drogarsi ad un momento di felicità, come può essere ad esempio ubriacarsi, pensate al "rituale" del brindisi, ne fai un paio di troppo e sei ubriaco, può accadere quasi senza accorgersene, mentre assumere stupefacenti non avviene "per caso" o almeno accade raramente.


non capisco proprio questo tuo post. Capisco se ti riferisci all' eroina, ma per il resto la maggioranza delle droghe viene assunta perche' piacciono , rilassano o fanno stare bene. Come l' alcool, come il fumo. Poi fanno male e di sicuro qualcuno le prende perche' ha dei problemi, ma insomma, distinguiamo almeno tra droghe leggere e pesanti.


Mi riferivo alle droghe pesanti. Spesso, immagino, ma non ne sono sicuro, sono lo step successivo dell'uso e abuso di droghe leggere. Faccio fatica ad associare all'eroina il divertimento, la vedo più come la fase terminale dell'uso di droghe, una via che non ha ritorno. E mi incuriosiva sapere se qualcuno abbia cominciato con l'eroina e perchè lo abbia fatto.
djagermaister ha scritto:Dzumhur è il troll che controlla il ponte tra i challenger e gli Atp.

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Re: Che mondo sarebbe senza eroina.

Messaggioda PINDARO » mar feb 04, 2014 11:01 am

alessandro ha scritto:I classici dicevano che per fare filosofia bisogna prima avere la pancia piena, e in effetti, se sei impegnato a lottare non pensi tanto al senso ultimo della vita.

Ma lottare per la vita è un merito?
E quindi avere "la pancia piena" e cercare il senso della vita è un demerito?
Che poi continuo a ritenere sopravvalutato il concetto di "pancia piena".
E insopportabile, non mi riferisco a te Ale, il qualunquismo idiota che se uno ha i soldi non può lamentarsi o essere infelice.

NNick87 ha scritto:
Mi riferivo alle droghe pesanti. Spesso, immagino, ma non ne sono sicuro, sono lo step successivo dell'uso e abuso di droghe leggere.


No.


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