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Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: gio feb 22, 2018 3:54 pm
da _Matt87_
Intanto Marie Dorin-Habert ha ufficializzato che si ritirerà a fine stagione

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: gio feb 22, 2018 4:31 pm
da madmarat
Nota positiva della giornata?
Se Wierer vuole un riscatto alle Olimpiadi deve continuare fino al 2022! #100#

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: gio feb 22, 2018 6:09 pm
da _Matt87_
Però dubito che Wierer voglia proseguire fino al 2022 :( , anzi, è una possibilità che siano stati i Mondiali in casa nel 2020 a convincerla a proseguire altre due stagioni. Vittozzi ora è il presente e sarà il futuro. Vediamo chi tra Gontier, Runggaldier e Sanfilippo proverà a rimanere in pista fino al 2022, ma comunque dietro crescono Lardschneider, Carrara, Comola ed altre più giovani (anche la sorellina di Dorothea).

Vorrei far notare l'età media della staffetta svedese con una 1994, una 1990, e due 1995. Mica male.

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: gio feb 22, 2018 6:13 pm
da madmarat
Mandiamo le junior e le youth da Pichler! :D

Ah oggi mi è piaciuto Vuillermoz al commento, ha detto alcune cose giustissime ed interessanti. Bene per un allenatore... :)

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: gio feb 22, 2018 6:36 pm
da _Matt87_
Pichler credo meriti un monumento in Svezia.
Ha "solo" creato gente del calibro di Magdalena Forsberg prima, Helena Jonsson-Ekholm e Anna Carin Olofsson-Zidek poi :) senza dimenticarci dI Bjoern Ferry, di Bergmann e Lindstroem.
Poi se n'è andato in Russia, il suo metodo di lavoro non ha attecchito, nel frattempo la Svezia ha passato 3-4 anni di quasi niente.
Torna in Svezia ed il resto è storia di questi giorni. E ribadisco, prima di Pichler gente come Brorsson non aveva assolutamente il livello attuale.

Chapeau.

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: ven feb 23, 2018 11:08 am
da Marco Rodella
madmarat ha scritto:Mandiamo le junior e le youth da Pichler! :D

Ah oggi mi è piaciuto Vuillermoz al commento, ha detto alcune cose giustissime ed interessanti. Bene per un allenatore... :)


Che ha detto Vuillermoz ?

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: ven feb 23, 2018 11:09 am
da tennisfan82
Cambiato l'ordine del quartetto azzurro.

Windisch in ultima frazione e Bormolini al lancio.

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: ven feb 23, 2018 11:20 am
da madmarat
Marco Rodella ha scritto:
madmarat ha scritto:Mandiamo le junior e le youth da Pichler! :D

Ah oggi mi è piaciuto Vuillermoz al commento, ha detto alcune cose giustissime ed interessanti. Bene per un allenatore... :)


Che ha detto Vuillermoz ?


Di commento alla gara, non di organizzazione della nazionale o cose così.
Al poligono spiegava cose che Ambesi e Puppo non sanno...

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: ven feb 23, 2018 1:55 pm
da tennisfan82
Svezia clamorosa al poligono in questi giochi.

Solo 7 ricariche con le condizioni odierne ha dell'incredibile :o

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: ven feb 23, 2018 2:13 pm
da _Matt87_
Quindi ha vinto un oro pure Peppe Femling :D

Svezia su una nuvola in queste Olimpiadi, programmazione e progetto di crescita impeccabili.

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: ven feb 23, 2018 4:16 pm
da madmarat
Cosa mi sono perso!
Peppone Femling campione olimpico!!! :lol: :lol: :lol:
Meno male che era l'ultima gara o la chiedevano qui, se ne andavano tutti :D

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: ven feb 23, 2018 6:53 pm
da _Matt87_
A conti fatti chi sono i delusi e le deluse di queste Olimpiadi?

La delusa principale credo sia la leader di Coppa, Kaisa Leena Mäkäräinen, che come già dicevo finirà la carriera senza alcuna medaglia olimpica, visto che è altamente improbabile pensare di vederla a Pechino quando di anni ne avrà 39.

Poi ci mettiamo le tedesche che non si chiamano Laura Dahlmeier, outsider nelle individuali, ok, ma favorite nelle gare di squadra.
Quindi delle tedesche in attività l'unica con medaglie olimpiche all'attivo continuerà ad essere la sola Dahlmeier. Anzi Denise Herrmann un bronzo ce l'ha, ma nel fondo (staffetta di Sochi 2014).

E poi le ucraine che nei grandi appuntamenti steccano raramente. Qui però mai in corsa, mai nelle 10, e la staffetta oro a Sochi, undicesima.

Tra gli uomini alla fine quasi tutti han raccolto qualcosa. Dei primi 10 della generale rimane a bocca asciutta il solo Weger (e Shipulin per ovvi motivi).
Manca forse l'oro all'accoppiata Tarjei Bø ed Emil-Hegle Svendsen proprio per il pasticcio di quest'ultimo non più tardi di qualche ora fa :) .

Re: PYEONGCHANG 2018: Biathlon e Fondo

Inviato: lun mar 05, 2018 4:02 pm
da captain
Intervista a Franco Nones sul Corriere.

La voce del padre fondatore del fondo italiano, quel Franco Nones da Castello di Fiemme capace di mettersi alle spalle la Scandinavia all’Olimpiade ‘68, arriva forte e chiara. «Ho appena visto lo sprint di Pellegrino a Lahti. Sulle qualità di Federico non c’è da discutere, ma il resto...». Il resto, ecco. Quelle briciole di azzurro sugli sci stretti a Pyeongchang 2018: le frazioni di Rastelli e De Fabiani in staffetta e poi? «La squadra italiana all’Olimpiade non è esistita» dice l’oro di Grenoble, il primo del nostro fondo. Parliamone.

Nones cosa l’ha amareggiata di più?
«Una nazione che si è sempre fatta rispettare nel mondo ridotta così... Sia chiaro: non ce l’ho con nessuno e non difendo alcun interesse. Sono osservazioni da tifoso e critiche da innamorato».

Sotto la coperta di Linus di Pellegrino, niente.
«Federico ormai si sa chi è, ma una squadra non può vivere sui risultati di un solo atleta. Era successo anche a Vancouver con l’argento di Piller Cottrer. La verità è che da Torino 2006, dove dominammo con la generazione di fenomeni, più che una squadra è una gran confusione. È stato disfatto quello che si era costruito».

Gli atleti si lamentano del buco generazionale tra Di Centa & Co. e Pellegrino, che ha dovuto crescere da solo, senza riferimenti.
«Io vedo che cambiano i presidenti e si alternano i direttori tecnici, in base a chi appoggia la persona giusta. Con questo sistema è difficile formare gli atleti».

Da ex atleta, li assolve?
«L’ultima cosa che si può dire è che gli atleti azzurri non hanno spirito di sacrificio o forza di volontà».

Dove sta il problema?
«Non basta essere stato un grande fondista per essere un grande allenatore. È una falsa leggenda. Albarello, Fauner che ha toccato il fondo... Il centro tecnico di Lago di Tesero è andato a remengo. In Norvegia tutti i tecnici sono stati atleti mediocri ma per prendere il diploma devono studiare almeno sei anni».

Il d.t. Chenetti, però, è persona seria e preparata.
«Chenetti è bravo ma credo che sia stufo: dubito andrà avanti. Ci vuole un gruppo per far marciare le cose, non basta il singolo».

Se Franco Nones avesse la bacchetta magica, cosa farebbe?
«Prenderei un manager esterno, fuori dal settore e dai corpi militari, che abbia carta bianca e metta dei paletti: nessuno deve interferire per la durata del suo mandato. Vittorio Strumolo, d.t. ai miei tempi, faceva il commercialista e l’organizzatore di pugilato, ma aveva un’idea chiarissima di come doveva funzionare l’azienda sci. I miei tecnici, infatti, erano Sigmar Norlund e Bengt Herman Nilsson, che nel suo paese allenava il re».

Il manager, poi, sceglie i collaboratori.
«Esatto, a partire da un capo allenatore con i fiocchi. Se si vuole imparare, bisogna andare dai più bravi: un norvegese, uno svedese, un tecnico super partes che abbia il coraggio di prendere decisioni. E poi se ne riparla alla fine del quadriennio olimpico».

Lei emigrò al Nord, a scuola dai maestri.
«Quando capii che non ero ancora all’altezza dei migliori, partii per la Svezia. Mi nascondevo nei cespugli, mi mettevo in scia degli svedesi e vedevo quanto riuscivo a tenere il loro ritmo. Dormivo con loro, mangiavo con loro. Ho imparato, e vinto. Io dalla Svezia tornavo in treno, mica c’erano i soldi. Ma Strumolo mi diceva sempre: tu pensa a sciare che al denaro ci penso io».

Altri tempi, Franco.
«Tempi in cui un bronzo olimpico valeva più di un oro di oggi».

In più il fondo è un ambiente storicamente litigioso.
«Forse, se non lo fosse, Follis e Longa non avrebbero smesso da giovani campionesse e la Genuin non sarebbe scappata piangendo dal Mondiale di Oslo. Ora il nostro fondo femminile è all’anno zero».

Si riparte da Pellegrino?
«Sì però non può fare lo sprinter a vita: gli consiglio di passare a distanze più lunghe, ne ha la qualità e la forza. E poi, scusi, perché in Corea la team sprint non l’ha fatta con De Fabiani se Nöckler non era in forma?».

Perché ha deciso Pellegrino: la faccio con Didi.
«Sbagliato! Chenetti si doveva imporre. Se i norvegesi hanno lasciato a casa i mostri Northug e Bjørndalen, noi potevamo lasciare in panchina Nöckler».

Si parla degli inserimenti di Piller Cottrer e Zorzi.
«Cosa vuole che cambi? Ormai è il gioco delle tre carte».